Dieci anni fa cominciava l’età dell’oro del Mantova calcio della gestione Lori: nell’estate 2006 il play-off per salire nella massima serie perso con il Torino e poi un lento declino culminato nel fallimento societario del giugno 2010. I tifosi virgiliani hanno ricominciato a sperare con la fondazione dell’A.S.D. Mantova Football Club, che pero’ dopo tre anni burrascosi naviga nei bassifondi della Lega Pro Unica. Sogni di gloria svaniti? Probabilmente sì, ma nel nuovo Mantova ci sono giovani professioniti che potrebbero traghettare, nel tempo, il club lombardo verso una serena permanenza nel professionismo.

Uno di questi è sicuramente Christian Botturi, bresciano, Direttore del Settore giovanile che è stato già DS del Montichiari e del Lumezzane, nonchè osservatore dell’Atalanta per la Regione Lombardia

 

 

Direttore Botturi, sotto sotto, si sente oggi più un talent scout o un manager sportivo?

La figura del Direttore Sportivo, negli ultimi anni, è andata a modificarsi. Non c’è più la persona che si dedica solo alla parte tecnica ma, per essere al passo con i tempi e vivere la quotidianità della società nel migliore dei modi, bisogna essere polifunzionali spaziando da competenze tecniche a quelle di carattere organizzativo, da concetti di marketing a quelle della gestione delle risorse umane. Sono in una fase del mio percorso lavorativo che ho voglia di scoprire nuove cose in vari ambiti, tanto che sono ritornato a coordinare un settore giovanile dopo gli ultimi tre anni passati con le prime squadre. Non mi sento dunque nè talent scout nè tanto meno manager, ma piacerebbe definirmi dirigente sportivo in continua esplorazione!

Per qualche mese ha collaborato con i brasiliani del Sao Bernardo ed ha guidato un progetto trimestrale di scouting in Brasile. Cosa ha tratto da questa esperienza?

Ho capito che realmente in Italia siamo indietro anni luce, sotto tanti aspetti. Dal punto di vista tecnico non abbiamo una nostra metodologia e, quando entra in voga un modo di giocare o di programmare, tentiamo di riproporlo a modo nostro. In Brasile ho capito cosa vuol dire programmare a livello pluriennale, basandosi su budget concreti e non “inventati” con infrastrutture di alto livello. Nella mia esperienza brasiliana, parallelamente alla mia operatività con il Sao Bernardo, ho visitato numerosi Club tra San Paolo, Rio de Janeiro e Porto Alegre dove ho notato, da parte dei presidenti, voglia di investire sul settore giovanile. Non parlo solo di società Top come Corinthians, San Paolo, Santos ed Internacional ma anche di società di seconda o terza divisione. Se vi dico che la Nuova Iguacu, società a 200 km da Rio, ha un centro sportivo con 7 campi in erba naturale, Staff tecnico di prima squadra e settore giovanile, medico ed organizzativo a libro paga della società dove tutte le persone vivono 24 ore su 24 la vita del Club, ci credete?? E staff medico intendo, oltre che al responsabile sanitario, un ortopedico, un osteopata, un nutrizionista, un dentista, uno psicologo e fisioterapisti al seguito. Però questa società, ogni anno, sforna giocatori per club della Premier League, Liga spagnola e portoghese. Il mercato brasiliano diventa per loro di seconda fascia.Nella mia visita in quella società, nel loro gruppo dei 2000, avevano 4 giocatori opzionati dal Manchester United e Anderlecht. E vi assicuro che come la Nuova Iguacu, ci sono altre società che lavorano così….

Le lacune nello scouting sudamericano delle big italiane sono frutto di pigrizia, mancanza di fondi o disorganizzazione?

A mio parere è il mix di tutto. Negli ultimi due anni ho notato una diminuzione di addetti ai lavori che girano per i campi…forse l’avvento di canali tematici o software di alta specificità spinge molte persone a visionare numerosi video. Questo è si importante ma vivere dal vivo la partita ha un altro sapore, ti permette di vedere pregi e difetti difficili da vedere in Tv ma soprattutto ti permette di incontrare le persone e aumentare la rete dei contatti. Poi ci sono le eccezioni come il direttore sportivo dell’Hellas Verona Sean Sogliano che, quando va in Sud America, raramente sbaglia….o Valentino Angeloni, ex capo osservatori di Udinese, Inter e Sunderland che in un anno macina tanti kilometri e viaggi aerei. Ma stiamo parlando di Top manager

Negli ultimi anni si è anche impegnato nell’organizzazione di campus estivi. Cosa risponde a chi sostiene che si tratta solo di attività di marketing per racimolare qualche soldo per le casse societarie?

Che sotto certi aspetti ha ragione! La crisi economica ha portato le società ha trovare nuove strategie per muovere il proprio marchio ed incamerare introiti economici. Quindi, nella maggior parte dei campus, si spinge più all’immagine e meno ai concetti tecnici per migliorare il ragazzo. Ma fortunatamente ci sono ancora società che abbinano l’utile al dilettevole e riescono a migliorare i propri organici “pescando” proprio dai ragazzi visti nei rispettivi campus

Ha lavorato all’estero e quindi conosce il panorama europeo: non è arrivato il momento di creare anche in Italia i centri federali di scouting?

I Centri federali, organizzati sul modello di quelli francesi, sicuramente migliorerebbero la situazione qualitativa dei nostri talenti. Ma il problema in Italia non sono i centri federali ma la necessità di cambiare mentalità; e per farlo ci vorrebbe un cambio generazionale tra i dirigenti. Non dico questo perché ho 34 anni e ho energia per sgomitare ma perché è un concetto che credo molto.

Con il suo Mantova ha organizzato un raduno di successo nel nord della Sardegna. Come è il livello dei giovani sardi? Perchè nel 2014 non si fa ancora scouting capillare in Sardegna?

La Sardegna è ancora un territorio vergine dal punto di vista calcistico, che ha bisogno di attenzione perché ha voglia di emergere e di farsi notare! In due giorni ho visto numerosi ragazzi, qualcuno già pronto per un settore giovanile di alto livello. Ho notato comunque che la Roma, l’Inter e il Genoa hanno comunque referenti in zona. Senza dimenticare il Cagliari. Ciò che ho visto comunque è che le prossime generazioni, sforneranno i nuovi Sau…ne sono sicuro!

Nel visionare i talenti più giovani che parametri ritiene prioritari nello stilare la relazione?

La struttura fisica gioca un ruolo importante nella scelta, soprattutto se parliamo di difensori e portieri. Poi bisogna, come tutte le valutazioni, avere la capacità di dare una giusta prospettiva futura. Il primo parametro che noto, comunque, è il posizionamento in campo del ragazzo in base alla palla e al resto dei compagni!

In che modo vi occupate della formazione dei vostri osservatori/talent scout? Quanti collaboratori avete in giro per i campi d’Italia?

A Mantova, ora come ora, siamo sotto strutturati in questo settore e il nuovo direttore generale Marcello Savino, ha idee ben chiare sotto questi aspetti anche perché lui stesso ha un background da scouting avendo lavorando con società professionistiche. Ho portato con me, dall’esperienza di Lumezzane, un ragazzo molto attento e voglioso ad andare a fare scouting. Si chiama Michele Orecchio, napoletano doc, che lavora a stretto contatto con mister Ivan Juric ed il suo staff.

A dicembre è in programma il clinic “Filosofie calcistiche a confronto”, quali argomenti affronterete e quale obiettivo vi siete prefissati come Mantova calcio?

Era un obiettivo che mi ero prefissato fin da subito, perché il territorio mantovano ha bisogno di essere riattivato nel nome della nostra società. Troppe società in questi anni hanno saccheggiato Mantova e provincia non avendo trovato una società compatta. Spero che sia arrivato il tempo di far capire che esistiamo anche noi e vogliamo essere rispettati. Non capita tutti i giorni interagire con colui che ha visto crescere Ibrahimovich come il Resp.settore giovanile del Malmo o i tanti talenti dell’Ajax come Michele Santoni. Il Clinic è un momento di confronto per tutti, per ricordare che il tempo di imparare non finisce mai.

Tornando alla stretta attualità il suo club sta vivendo una stagione difficile, pero’ non mancano le attenuanti: rosa giovane, tecnico alle prime armi e un pizzico di sfortuna?

La stagione è iniziata con tante difficoltà…preferisco concentrarmi sul presente, dove un nuovo gruppo dirigenziale è arrivato per dare a Mantova il giusto posizionamento sportivo. Ivan Juric stà dimostrando di avere ottime qualità tecniche ed umane e la squadra, fino ad ora, ha raccolto di meno rispetto al gioco proposto. La strada intrapresa comunque mi sembra sia quella giusta…

La squadra sembra aver un canale preferenziale col Genoa: come è nata questa sorta di partnership?

Non ho condotto in prima persona questo inizio di collaborazione, quindi mi limito a dire che tutto questo mi sta dando la possibilità di interagire con un professionista come Michele Sbravati, direttore delle giovanili del Genoa; una persona con un alto profilo morale e professionale.

Tra i tanti giovani che avete in rosa in prima squadra figurano alcuni elementi del settore giovanile. Uno su tutti?

Mi viene in mente Zammarini, centrocampista classe 1996. Ha già nelle gambe alcune presenze da titolare con la prima squadra che, in Lega Pro unica, non è da tutti.Gioca con personalità e ordine tattico. E’ senza dubbio un ragazzo da tenere d’occhio

Il settore giovanile del Mantova è in via di ristrutturazione. Ci sono elementi che promettono bene per il futuro?

Nelle tre squadre nazionali (Berretti, Allievi e Giovanissimi), che tra l’altro si stanno ben comportando in campionato, ci sono elementi che stanno crescendo giorno per giorno e hanno attirato osservatori di società di livello più alto del nostro. Non mi piace fare nomi perché devo e voglio essere superpartes per il bene delle società e dei gruppi di lavoro. Mi rivolgo solo al gruppo più vecchio del settore, quello della berretti, dove c’è Jeson del Bar , attaccante 1997, che è già alla seconda convocazione in Nazionale. È una seconda punta, brevilineo, con una grande resistenza fisica e rapidità negli spazi brevi. Deve continuare a lavorare perché a tutti i mezzi di esultare, un giorno, sotto la curva Tè

Qual è, in questo momento, il suo modello ideale di Direttore sportivo?

Un modello vero e proprio non l’ho perché penso che ognuno è fatto alla sua maniera e deve esprimere ciò che ha in base alla sua esperienza e ai suoi credi calcistici e manageriali. Se dovessi fare dei nomi, in questo momento, oltre al già citato Sean Sogliano, il direttore emergere nel panorama italiano è Cristiano Giuntoli del Carpi: giovane, capace, dinamico, e soprattutto intenditore di calcio visto che continua a pescare nelle serie minori e stà lanciando il suo Carpi nei quartieri alti della B. Letizia, Di Gaudio, Pasciutti, Concas,,,tanto per citare alcuni giocatori, vi ricordate da dove arrivano? E vedrete che alla lunga uscirà anche Kevin Lasagna, attaccante del 1992, l’anno scorso in serie D ad Este. Non è da tutti prendere un giocatore in D e lanciarlo nella serie cadetta. Ho avuto la fortuna di collaborare per alcuni mesi a Montichiari con Valentino Angeloni…si vedeva che era di passaggio visto che poi ha avuto esperienze, come capo scouting, nel Torino, nell’Udinese, all’Inter e l’anno scorso nel Sunderland. Vi assicuro che non c’è nulla di casuale, è un’altra persona capace che scompone in mille pezzi un giocatore prima di dare una valutazione finale.

 

Un’ultima curiosità: dopo Gabriele Graziani, che collabora con il settore giovanile. Sta preparando una poltrona anche per la bandiera Gaetano Caridi?

Gaetano lo conoscevo come professionista e non dal punto di vista umano. Ho trovato un ragazzo eccezionale, predisposto al dialogo, che durante la settimana si informa sull’andamento delle giovanili. Ha le qualità tecniche e fisiche per giocare ancora degli anni in Lega Pro con la maglia del ACM ma, se decidesse di appendere le scarpe al chiodo, perché no?