Dalle giovanili del Piacenza ai campionati Primavera con Virtus Entella e Reggiana, passando per le esperienze all’estero in Lituania e Romania, fino al ritorno in Italia con la maglia del Chieti. Il percorso di Demian Popovici è quello di un difensore che ha scelto di mettersi continuamente in gioco, affrontando sfide diverse e maturando esperienze importanti sia dentro che fuori dal campo.

Difensore centrale classe 2002, alto 1,90 metri, Popovici ha costruito la propria crescita tra il calcio italiano e quello internazionale, distinguendosi per fisicità, abilità nei duelli aerei e una sempre maggiore attenzione alla fase di costruzione del gioco.

In esclusiva ai microfoni di Football Scouting, Demian Popovici ha parlato delle tappe più importanti della sua carriera, delle esperienze vissute all’estero, del ritorno in Italia con il Chieti e degli obiettivi che si è prefissato per il futuro, con l’ambizione di affermarsi nel calcio italiano e conquistare il professionismo.

1) Hai trascorso diversi anni nel campionato Primavera: quali sono state le tappe fondamentali di quel percorso e cosa ti ha lasciato quell’esperienza a livello tecnico e mentale?

Sì, ho trascorso diversi anni in Primavera, di cui un paio in Primavera 2. All’epoca esistevano soltanto la Primavera 1 e la Primavera 2. La cosa che mi ha sorpreso di più è stato l’impatto con il campionato Primavera 2: giocare con ragazzi più grandi di me di due anni è stata una sfida importante. È stato un bell’impatto e mi ha colpito il livello, decisamente più alto rispetto all’Under 17 che avevo disputato a Piacenza. Questo mi ha sorpreso, ma allo stesso tempo mi ha permesso di portarmi dietro tantissimi insegnamenti. Fin dal primo anno in Primavera 2 con la Virtus Entella ho imparato davvero molto: la disciplina, l’importanza del lavoro quotidiano e degli allenamenti intensi. Tutti aspetti che mi hanno fatto crescere tanto, sia come calciatore che come persona.

2) Dopo l’esperienza alla Reggiana Primavera ti sentivi pronto per il salto in Serie C, eppure hai scelto di andare all’estero. Come mai quella decisione?

Dopo l’esperienza alla Reggiana Primavera, dove ho giocato con continuità e collezionato molte presenze, mi sentivo sicuramente pronto per il salto tra i professionisti. Avevo ricevuto diverse offerte dalla Serie C e, inizialmente, l’idea di andare all’estero non era nei miei piani. La situazione è cambiata perché a giugno mi sono sottoposto a un intervento chirurgico, programmato già da febbraio, a entrambi i piedi. Inizialmente i tempi di recupero previsti erano di circa un mese, un mese e mezzo, quindi pensavo di riuscire comunque a iniziare il ritiro con una squadra di Serie C. Purtroppo, però, il recupero si è prolungato di un paio di mesi. Sono tornato ad allenarmi tra settembre e ottobre e questo ha complicato le cose: molte trattative si erano ormai interrotte e avevo perso tutta la preparazione estiva. Mi sono ritrovato a ottobre senza squadra e proprio in quel momento si è presentata l’opportunità di trasferirmi in Lituania. Ho deciso di coglierla al volo. Piuttosto che restare fermo ad aspettare il mercato invernale, ho preferito mettermi in gioco, fare un’esperienza all’estero e continuare a giocare. È stata una scelta presa con convinzione, che mi ha permesso di crescere sia dal punto di vista calcistico che personale.

3) Hai vissuto tante esperienze all’estero. Qual è la differenza principale nel modo di intendere il calcio difensivo tra questi paesi?

Ti dico la verità, mi sono integrato fin da subito senza particolari difficoltà. Anche dal punto di vista calcistico non ho avuto grandi problemi ad adattarmi. Il calcio lituano, per come l’ho vissuto io, era molto orientato al possesso palla. Avevamo un allenatore spagnolo che prediligeva il gioco e la costruzione dell’azione, quindi un approccio un po’ diverso rispetto a quello a cui ero abituato in Italia.

Allo stesso tempo, però, il fatto di aver acquisito negli anni le basi difensive e tattiche del calcio italiano mi ha aiutato molto. Credo che questo mi abbia dato qualcosa in più, permettendomi di adattarmi rapidamente al nuovo contesto e di farmi trovare pronto fin da subito. È stata un’esperienza che mi ha arricchito molto, sia dal punto di vista tecnico che umano.

4) Quest’anno hai disputato per la prima volta la Serie D: com’è stato l’impatto con questa categoria e cosa ti ha sorpreso di più, in positivo o in negativo?

In positivo, mi ha sorpreso il fatto che anche in Serie D ci sia tanta qualità. Sapevo già che fosse un campionato molto fisico e questo non mi preoccupava, perché avevo già giocato in campionati come quello rumeno e quello lituano, che sotto questo aspetto sono altrettanto intensi.

Quello che mi ha colpito maggiormente è stato il livello tecnico presente in molte squadre. Spesso si tende a pensare alla Serie D come a un campionato basato soprattutto sull’aspetto fisico, ma in realtà ho trovato tanti giocatori e tante squadre con ottime qualità tecniche e una buona organizzazione di gioco.

Sicuramente mi ha aiutato anche il fatto di aver già giocato in Italia e di conoscere bene le caratteristiche del calcio italiano. L’impatto è stato molto positivo: mi sono integrato fin da subito e ho trovato un campionato competitivo, fisico ma allo stesso tempo ricco di qualità. È stata proprio questa combinazione a sorprendermi maggiormente.

5) Sei alto 190 centimetri: quanto conta la fisicità nel tuo gioco e quanto invece lavori su qualità come la lettura della situazione e l’impostazione dal basso?

Diciamo che sì, sono un giocatore strutturato fisicamente e cerco di fare di questa caratteristica uno dei miei punti di forza. Essendo alto, i duelli aerei e quelli fisici rappresentano sicuramente il mio asso nella manica. Allo stesso tempo, però, cerco di lavorare molto anche sugli aspetti legati alla costruzione del gioco e all’impostazione dal basso. Da questo punto di vista, l’esperienza in Lituania mi ha aiutato tantissimo. Avendo un allenatore spagnolo, infatti, la squadra era orientata a giocare molto palla a terra e questo mi ha permesso di crescere notevolmente sotto l’aspetto tecnico e nella gestione del possesso. Penso che, con la mia struttura fisica, sia fondamentale anche saper leggere le situazioni di gioco in anticipo. Magari non ho la rapidità di un attaccante più basso e leggero, quindi cerco di compensare con la lettura delle azioni e con il posizionamento. Anche sotto questo aspetto, l’esperienza all’estero mi ha dato molto, aiutandomi a capire prima le intenzioni dell’avversario e a interpretare meglio le diverse situazioni di gioco.

6) Parlaci del tuo ritorno in Italia e dei mesi al Chieti: cosa ha funzionato, cosa avresti voluto fare diversamente e cosa porti con te di questa esperienza?

Non rifarei nulla di diverso e non cambierei nulla del percorso che ho fatto. Quando è arrivata l’offerta del Chieti ero molto motivato e convinto della scelta, anche perché si tratta di una piazza importante e con una grande tradizione. La cosa che mi porto dentro più di tutte è sicuramente l’affetto della gente. Negli ultimi due mesi di campionato si è creato un legame speciale con i tifosi e ho iniziato a percepire davvero il loro sostegno e la loro vicinanza. È stata una sensazione molto bella, che difficilmente dimenticherò. Porterò sempre con me anche il gruppo che si è creato all’interno della squadra. Si era formato un gruppo unito, composto da ragazzi eccezionali, e questo ha fatto la differenza nei momenti più difficili. Al di là dei problemi societari che abbiamo vissuto, ciò che ci trascinava ogni settimana a dare il massimo e a cercare il risultato erano proprio il gruppo e l’affetto dei tifosi. Sono stati loro la nostra forza e il motivo per cui abbiamo continuato a lottare fino alla fine.

7) Nuova stagione, nuovi progetti: cosa si sta muovendo nel tuo futuro? Vorresti restare in Italia o stai valutando anche altre strade?

Per la prossima stagione e per il futuro, sicuramente la mia volontà è quella di rimanere in Italia e continuare a costruire il mio percorso qui. Mi piacerebbe trovare una società seria e ambiziosa, un progetto in Serie D che creda nelle mie qualità e nel quale possa dare tutto me stesso, sia dentro che fuori dal campo. Dopo le esperienze che ho vissuto negli ultimi anni, sento di avere ancora tanto da dimostrare. Anche per questo motivo mi piacerebbe riaffermarmi nel calcio italiano, un po’ come ero riuscito a fare ai tempi della Primavera. La voglia è quella di riprendermi quell’opportunità che, per diverse circostanze, non sono riuscito a giocarmi fino in fondo in Serie C. Cerco un ambiente che mi permetta di crescere ancora, di trovare continuità e di mettermi alla prova ogni settimana. Il mio obiettivo è lavorare al massimo, farmi valere e costruire passo dopo passo un percorso che possa portarmi a raggiungere il professionismo. Per quanto riguarda l’estero, devo dire che sono state esperienze molto positive e che mi hanno fatto crescere tanto, sia come calciatore che come persona. È una possibilità che tengo aperta, ma oggi la mia priorità è restare in Italia, trovare il progetto giusto e dimostrare il mio valore.

8) Dove ti vedi tra due o tre anni? Hai un obiettivo preciso in termini di categoria o di campionato in cui vorresti giocare?

Tra due o tre anni non so dirti esattamente dove sarò, ma sicuramente ho degli obiettivi ben chiari. Sono tornato in Italia con la voglia di confermare il giocatore che sono e di dimostrare il mio valore. Voglio far vedere alle persone e agli addetti ai lavori le qualità che possiedo e continuare a crescere attraverso il lavoro quotidiano. Il mio obiettivo principale è senza dubbio quello di fare il salto nel professionismo. Fin da quando ero in Primavera sono sempre stato una persona ambiziosa, che cerca costantemente di migliorarsi e di alzare il livello delle proprie prestazioni. Sia in Italia che nelle esperienze all’estero ho sempre affrontato nuove sfide con l’obiettivo di crescere e mettermi alla prova. Mi piacerebbe continuare il mio percorso in Italia, riuscire ad affermarmi sempre di più e conquistare l’opportunità di giocare tra i professionisti. E, una volta raggiunto quel traguardo, l’obiettivo sarebbe quello di confermarmi anche a quel livello, continuando a lavorare con la stessa determinazione e la stessa voglia di migliorare che mi hanno accompagnato fino a oggi.