La Bolita, letteralmente, dallo slang uruguayo, la pallina. E’ questo il soprannome che Nicolas De La Cruz si porta dietro dal liceo, per via della sua prematura calvizia. Un apodo non troppo simpatico. Lo stesso che è stato affibbiato al fratellastro Carlos Sànchez, il quale però, emigrato in Messico, è diventato per tutti el pato, il papero.

NICOLAS DE LA CRUZ

A Montevideo, De La Cruz è ben più noto per le sue innate doti calcistiche, come se quella genetica avesse premiato entrambi gli hermanos con il dono della tecnica, che in un certo senso li ha saputi riunire malgrado le vicissitudini familiari. Nicolas nasce nella capitale il primo giugno del 1997, dodici anni dopo Carlos, dalla stessa madre ma padre differente. Muove i primi passi nel Club Cohami, una delle migliori accademie giovanili d’Uruguay, dove inizia a giocare come cinco, vale a dire davanti alla difesa. Pare che i suoi primi allenatori notassero in lui un’importante capacità di lettura di gioco, anche se il fisico gracile non gli permetteva di reggere gli urti del centrocampo difensivo. Su consiglio del sempre presente Carlos, nel 2011 tenta un provino per il Liverpool di Montevideo, la squadra di Ernesto Chevantòn.

NICOLAS DE LA CRUZ AL LIVERPOOL DI MONTEVIDEO

I nerazzurri riconoscono il talento del ragazzo e quindi decidono di tesserarlo. I risultati con l’under 16 non tardano ad arrivare, nel 2013 De La Cruz vince il Torneo di Apertura segnando anche in semifinale contro il Danubio, mentre appena due anni dopo risulta fondamentale per la primavera del club, annotando 6 gol e riuscendo a terminare la stagione da capolista. A quel punto Juan Verzeri lo aggrega alla prima squadra facendolo debuttare il 13 settembre del 2015.

CARATTERISTICHE DI NICOLAS DE LA CRUZ

Durante le prime cinque giornate De La Cruz viene sempre schierato da titolare dietro le punte, destreggiandosi più nel servire i compagni che nel finalizzare, ma risulta tuttavia fondamentale, fino a quando una lesione al menisco destro lo costringe a rimanere fermo fino alla seconda metà dell’annata. Al suo infortunio corrisponde un cambio in panchina, l’incarico passa a Gabriel Oroza che lo allenò durante il suo percorso giovanile.
La riabilitazione è completata agli sgoccioli della stagione, tuttavia De La Cruz si presenta in forma smagliante al torneo 2016/17, contendendosi il premio di miglior giovane con Rodrigo Amaral. De La Cruz funge da lume per il gioco della cuchilla. Ha una velocità straripante che sfrutta in strappi verticali spesso rifiniti medianti precise conclusioni dalla distanza. Agli assist aggiunge i gol. In complessivo 8 su 36 presenze. Di conseguenza, non può che essere sua la fascia di capitano della Nazionale under 20 che disputerà il mondiale in Corea Del Sud.

MONDIALE E POI RIVER

De La Cruz guida la celeste al quarto posto durante la manifestazione, dimostrandosi un ottimo rigorista, difatti sono ben due quelli trasformati dal montevideano. La kermesse ha lustrato il suo talento. Arriva l’immancabile offerta del River, 5 milioni di dollari per il 30% del suo cartellino, battendo la concorrenza dell’Inter. Appena arrivato in Argentina, Gallardo lo prova anche come esterno in alternativa al Pity Martìnez. Il mister lo schiera in tre occasioni nel 4-4-2 col quale i Millionarios hanno affrontato l’ultima Copa Libertadores. Per la sua avventura al Monumental il 21enne ha scelto l’11, con il quale si sta affermando come valida soluzione a partita in corso. I suoi 167 cm lo costringono ad accelerare le proprie giocate in un campionato fisico come la Primera Divisìon. La deludente stagione del River Plate ha costretto quindi il tecnico argentino a tornare al 4-3-1-2, dove De La Cruz potrebbe trovare più spazio e sfoggiare la propria personalità.