Ecco l’intervista esclusiva di Milannews24 ad, Andrea Previati, il ragazzo italiano che ha conquistato l’America con il suo talento.

Andrea, raccontaci com’è nata questa avventura e il tuo percorso per arrivare in America:

“Dopo il liceo dovevo prendere una scelta sia dal punto di vista degli studi che sotto l’aspetto calcistico. Prima del Verbano ho giocato alValenzana e Masseroni allenato da Eranio e Ganz e prima ancora al cimiano, tutte sotto il profilo Milan. Con Eranio ho avuto un cambiamento pazzesco, è stato fantastico come allenatore. Ho avuto come allenatore anche Cincotta, attuale allenatore del Milan ladies, grande esperienza vissuta anche con lui. Dopodiché stavo per firmare un contratto in serie C, ma la Valenzana, dove giocavo, è fallita e quindi non se ne fece nulla. È brutto da dire, ma questo mancato salto di categoria per me è stato un bene perché se avessi firmato il contratto non sarei potuto andare in America perché per giocare nel campionato NCAA non si poteva avere un altro contratto. Dopo la maturità, dovevo decidere il percorso universitario, e non sapevo come fare per continuare con il calcio visto che lo studio mi avrebbe tolto tanto tempo ed energie. Fu proprio mia madre, stuzzicandomi con lo studio che mi fece notare di questa possibilità americana. Mi sono subito iscritto al sito della selezione dove ho semplicemente mandato un video dove gioco e mostro le mie qualità. Agli inizi di Giugno mi hanno fatto saper di essere stato selezionato e a quel punto, gasatissimo,  sono andato a Firenze a fare la finale con i coach americani. Dopo “il provino” il mio attuale allenatore, Jeff Matteo, mi chiama da parte per avere informazioni sul mio livello scolastico e sul mio inglese. Era molto interessato a prendermi ma per fare ciò che questo accadesse avrei dovuto passare un test di lingua inglese e un test ufficiale universitario molto complicato. A quel punto ho inziato a studiare subito da Luglio, e a Dicembre ho fatto questi test passandoli alla grande. Il 24 gennaio sono partito per la St. John’s University”

Vista la tua giovane età, com’è stato ambientarsi in un modo tutto nuovo senza gli affetti?

“Partire a 19 anni non è stato facile. Il primo mese mi mancavano i miei affetti, la mia famiglia e la fidanzata. La cosa difficile sta nell’ambientarsi in un mondo nuovo e dove non parlano la tua lingua. Qui sono molti seri e professioni, ci si allena alle 7 del mattino e sono molto fiscali. Bisogna mantenere il livello di serietà che hanno, in America senza la testa non vai da nessuna parte. Il mio coach fa spesso i paragoni con il Milan di SacchiCapello per prendere spunto dalla serietà di quei tempi”.

Come ti sei trovato a livello calcistico, e quali aspetti positivi porteresti in Italia?

“La gente pensa che in America il livello sia basso, ma dove gioco io non è così. Il livello è alto perché il calcio in America sta crescendo molto e stanno cercando sempre di più ragazzi talentuosi internazionali. Per quello che penso io, porterei la disciplina che c’è nel fare le cose e il sacrificio che c mettono i ragazzi. C’è meno fame che in Italia dove i ragazzi vedono nel calcio un punto d’arrivo. Qui c’è molta più serietà e concentrazione che se fosse applicata in Italia avremmo uno sviluppo incredibile del settore giovanile. In più ci sono delle strutture incredibili, spogliatoio da serie A, stadio con 4000 persone, staff medico e tecnico. La cosa molto bella è che si gioca per la propria università e questo crea un grande senso di appartenenza che mi ha aiutato molto a legare con tutti”.

Cosa vedi nel tuo futuro? E qual è il sogno?

“Per il mio futuro penso di avere un occasione unica. Se alla fine di questi quattro anni non riuscirò a sfondare nel calcio, comunque avrò fatto un grande percorso di studi e questo per me è un grosso vantaggio. Io sono venuto in America senza troppe aspettative però vedo che i ragazzi che fanno parte della St. John’s possono aver la possibilità di andare a giocare nel mondo. Ovvio che sarebbe un sogno riuscire ad andare avanti nel calcio, ancora di più se riuscissi a farlo in Italia”.

Secondo te anche il Milan dovrebbe investire di più nei giovani?

“Penso che il Milan, avendo un pubblico esigente, non può puntare solo sui giovani che al primo errore vengono fischiati. C’è troppa pressione, vedi Niang, giovane che ora al Genoa sta facendo bene. Bisogna puntare si sui giovani ma anche su giocatori d’esperienza per costruire una base che faccia tornare grande ilMilan perché il Milan è nato per vincere. Inzaghi potrebbe esser la persona giusta però ha bisogno di tempo ma sappiamo che in Italia e soprattutto al Milan il tempo non è molto”.

 

Luca Giroletti

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