VICTOR MOLLEJO ATLETICO MADRID DEPORTIVO LA CORUNA / Ci sono buone probabilità che per essere da Atlético de Madrid del Cholo Simeone bisogna avere un DNA differente. Faccende genetiche, quindi. Tutto ciò significa che in pochi possono sostenere quello che, a tutti gli effetti, è un onore ma anche una responsabilità.

Essere da Atlético, dicevamo. Accettare di difendere i colori sociali come se fossero una componente aggiuntiva del corpo. Per fare in modo che questa missione possa essere condotta con merito, bisogna essere educati fin dalla cantera in un certo modo. Una delle testimonianze potrebbe offrirla Victor Mollejo.

Classe 2001, la sua è una storia tinta di bianco, rosso e blu, è una storia che vede l’Atlético come porto sicuro, dato che parliamo del club nel quale è calcisticamente nato e cresciuto (i Colchoneros hanno ottenuto il benestare della famiglia al terzo tentativo, dato che ai primi tornei dove fu palesato l’interessamento Victor aveva rispettivamente sette e otto anni e ritenuto troppo piccolo per un passo del genere. Non che a nove, quando il tutto è ufficialmente iniziato, fosse un adulto). Basti pensare che una delle sue prime foto su Instagram, correva l’anno 2013, lo raffigura con Diego Costa. Victor era un bambino che sognava di arrivare a indossare quella maglia tra i grandi: ce l’ha fatta.

Proprio così: Mollejo è stato il primo Millennial dell’Atléti ad andare in gol, avversario il Paris Saint-Germain nell’International Champions Cup. Era l’estate dello scorso anno, principio di una stagione nella quale è arrivato anche l’esordio in Liga (saranno quattro le presenze nel massimo campionato spagnolo al termine dell’annata) per il talento spagnolo.

Una storia, la sua, che ha vissuto momenti difficili, ed è qui che va mostrata lo spessore umano di questo ragazzo. All’età di nove anni è stato colpito da alopecia e ha dovuto lottare, nel corso del tempo, con le offese di coloro dalle ridotte capacità cognitive. Mollejo ha metabolizzato tutto, anzi, ha accettato con il sorriso sulle labbra il soprannome di Pelado, che gli viene affettuosamente attribuito dai compagni di squadra e da qualche amico.

Piede mancino, le doti che maggiormente risaltano in questo ragazze sono quelle citate nel titolo: la tecnica e la garra. Valori sportivi e umani proprio da Rojiblancos. Nasce ala destra, zona del campo dove può sfruttare la sua agilità, che gli permette di rientrare e calciare verso la porta, ma è stato impiegato anche sulla fascia opposta oppure come seconda punta. Questa duttilità offensiva gli consente di offrire più soluzioni alla manovra e di non dare punti di riferimento alla retroguardia avversaria. Abile senza il pallone, si fa apprezzare per la capacità di attaccare la profondità, dote non comune in calciatori tecnicamente superiori alla media e che, quasi per definizione, dovrebbero essere votati esclusivamente alla conduzione del pallone.

El Cholo crede in questo ragazzo, ma in prima squadra lo spazio sarebbe stato necessariamente ridotto, motivo per il quale è stato ceduto in prestito al Deportivo de La Coruña, storico club iberico che versa in una condizione di enorme difficoltà in LaLiga2, dove attualmente è all’ultimo posto, con appena una vittoria in tredici partite. Il coinvolgimento di Mollejo nel progetto è però totale, a testimoniarlo è il Trofeo Jugador Estrella Galicia (ovvero il premio come miglior giocatore) vinto per i mesi agosto/settembre e assegnato dai tifosi del club. Concludiamo citando il suo percorso con le nazionali giovanili spagnole, che prosegue dall’Under 17. Da segnalare la vittoria dell’Europeo U19 arrivata lo scorso luglio.

Essere protagonisti nei top club europei è maledettamente complicato. Serve un talento innato al quale abbinare pazienza e perseveranza. Se il buongiorno si vede dal mattino, parliamo di caratteristiche che la natura e il calcio hanno dato a Victor Mollejo, semplicemente uno da Atlético de Madrid.