I diciassette anni rappresentano, con ragionevole certezza, un crocevia della nostra esistenza. Sei nel pieno dell’adolescenza, hai abbandonato l’infanzia eppure non ci sono ancora gli estremi per definirti un adulto. È dunque l’età della speranza, della gioia, dei sogni, del mondo che non sembra poter spaventare. Ci sono, però, delle dinamiche che portano a dover correggere il tiro. Vuoi negative, vuoi positive. Il calcio non può che rientrare in questa seconda categoria, dato che le difficoltà nella vita sono ben altre.

Pedro González López, noto come Pedri, ha compiuto diciassette anni il 25 novembre scorso, ergo poco più di un mese fa. Il suo talento l’ha portato precocemente nel calcio dei grandi, precisamente nel Las Palmas. Ragionare da professionista e divertirsi come un bambino: sono questi i due pilastri su cui deve basarsi un fútbol come quello del giovane spagnolo, di cui tesseremo le lodi a breve.

Pedri: dal Las Palmas al Barcellona

Nato a Tegueste, c’è chi vede nei suoi piedi un nuovo motivo di vanto di vanto per le Canarie, dopo David Silva, Pedro Rodríguez e Juan Carlos Valerón. Il Las Palmas (che l’ha prelevato dalla Juventud Laguna nel maggio 2018) gli ha permesso di mettersi in mostra nella cantera (tutto ciò dopo aver sostenuto un provino con il Real Madrid nel febbraio 2018) e, dopo appena un anno, l’ha promosso in prima squadra. Il 18 agosto 2019 fa dunque il suo esordio con il primer equipo e, pochi giorni dopo, viene ufficializzato il suo acquisto da parte del Barcellona per cinque milioni di euro (più il 15% in caso di futura cessione e altre varie clausole legate a rendimento e merchandising. Il ragazzo arriverà in blaugrana nell’estate 2020). Apprendiamo, inoltre, che nel suo contratto sarà presente una clausola da 100 milioni di euro quando militerà a tutti gli effetti nel Barça B, destinata a salire fino a 400 milioni in caso di approdo in prima squadra (dinamiche simili a quanto pattuito per Ansu Fati).

Pedri: talento in rampa di lancio

Stimmate di una vera Joya, com’è stato definito il talentuoso trequartista. Fino ad ora, nella seconda divisione spagnola, ha messo a referto 3 gol e 4 assist in 16 presenze, statistica non banale dato che si tratta della prima stagione tra i professionisti. Definirlo trequartista come fatto poc’anzi serve a dare una prima interpretazione del profilo in questione, ma un approfondimento è doveroso. Ciò che balza all’occhio è una tecnica oggettivamente sopra la media, che gli permette di saltare l’uomo e creare superiorità numerica. Abilità, quella con il pallone tra i piedi, che sfrutta anche quando parte da sinistra (non è un caso che il tecnico Pepe Mel lo impieghi anche in quel ruolo, così da offrire una duplice soluzione alla squadra, ovvero l’azione personale oppure il fraseggio con i compagni. Ottima visione di gioco, notevole agilità nei movimenti (a tal proposito, il Barcellona ha intenzione, quanto prima, di elaborare un piano in grado di permettere al ragazzo di gestire al meglio la propria crescita fisica ora che dovrà necessariamente alzare i ritmi di intensità e allenamento) e discreta capacità di usare il corpo per difendere il pallone. Nelle ultime uscite sta dimostrando una crescita per ciò che concerne i movimenti senza palla, ma da un calciatore che nasce come Diez, soprattutto a quest’età, è difficile aspettarsi un completamento anche sotto questo punto di vista.

Pressione è un concetto ambiguo, c’è chi la ritiene gravosa e chi invece la cerca. Inutile cercare la verità, ma una cosa è certa: dinanzi ad un talento così, il futuro è un capitolo che attendiamo di leggere quanto prima.