La Grande Polonia, il secondo voivodato, per estensione, dello Stato. Capoluogo della regione è Pòznan, centro industriale dell’Est Europa e collegamento fra Berlino e Varsavia. Una città in rapido sviluppo, che pian piano si sta affermando in ambito continentale, soprattutto grazie alla conferenza sui cambiamenti climatici dell’Onu tenutasi lì nel 2008. Ospita da sempre una folta enclave ebraica, stabilitasi nella zona da fine ‘800, quando il distretto respinse l’invasione prussiana, la quale si ripropose, seppur con mezzi e situazioni differenti, durante il primo conflitto mondiale.  La rivolta, guidata dal fine pianista Ignacy Paderewski getta benzina sul fuoco delle numerose resistenze polacche, culminate con la deportazione di 70.000 cittadini durante l’Olocausto. Ma l’animo ribelle dei figli del fiume Warta genera un’attività politica locale senza eguali, così fervente da insorgere contro Mosca nel 1956 e dando il via per il movimento di Solidarnosc che poi renderà totalmente indipendente la Polonia. Gli Slavi hanno un detto per descrivere perfettamente gli insuccessi della Yugo nel calcio, nonostante la qualità assoluta delle rose, “Morire nella bellezza”. Nulla di più rappresentativo per chi è cresciuto nella Grande Polonia, terra di rivoluzionari avventati, ma alla ricerca quasi artistica della vittoria.

Jan Bednarek: trafile nel MSP Szamotuly

Qualità intrise nell’animo di Jan Bednarek, nato a Slupca, 60km da Pòznan, il 12 aprile del 1996. Bednarek è un hidalgo, termine che gli spagnoli attribuirono dapprima ai nobili non titolati, e poi, a quei giocatori con una distinta eleganza nel gioco, da Passarella al più recente Hummels, passando per il loro Fernando Hierro. Compie la trafila delle giovanili nel MSP Szamotuly, florida accademia calcistica locale che ha lanciato Lukasz Fabianski e Macej Rybus, esterno sinistro in forza al Lione, entrambi facenti parte della nazionale maggiore. Bednarek sin dall’adolescenza comprende che le partite si dominano in mezzo al campo, per questo gioca sempre in posizioni centrali. E’un leader tattico, dotato di grande personalità con la quale riesce a uscire magnificamente palla al piede dall’area e impostare il gioco con lanci che tagliano tutto il campo. 189 cm che sfrutta sulle situazioni aeree,  sia difensivamente sia in fase realizzativa, prendendo spunto dal suo modello, Kamil Glik.

Jan Bednarek: la chiamata del Lech Poznan

Nel 2013, già membro della selezione under 17 della Polonia, arriva la grande occasione, il sogno di ogni bambino cresciuto nel distretto Slupecki, il Lech Poznan. Per 50mila euro arriva all’ombra del Miejski, aggregandosi alla Primavera. Viene convocato per due volte in prima squadra, esordendo a 17 anni e segnando un gol in coppa polacca contro l’Arka Gdynia al 90esimo, permettendo alla propria formazione di avanzare nel torneo. Bednarek ha bisogno di fare esperienza e accumulare minuti, perciò va in prestito al Gornik Leczna, dove è schierato in Ekstraklasa 17 volte, molte delle quali come mediano, così da affinare la propria tecnica individuale. Al termine della stagione decide di offrirgli una maglia da titolare e richiamarlo alla base.

Jan Bednarek: 2016/17, anno decisivo

Esplode definitivamente nell’annata 2016/17, dove è regolarmente tra gli undici di partenza dell’allenatore Ivan Djurdjevic. Il serbo cura in particolar modo la sua attenzione difensiva, sulla quale Bednarek è migliorato, ma deve ancora perfezionare, concedendosi troppe distrazioni sugli attaccanti che tagliano alle sue spalle, complice anche una velocità non proprio scattante, per questo gli viene spesso affiancato un compagno di reparto più esperto, che quest’anno è stato il 31enne bosniaco Nikola Vujadinovic, un passato all’Osasuna. In ogni caso, le 30 apparizioni con i biancoazzurri e il debutto in nazionale maggiore del settembre 2017 bastano a destare interesse all’estero, si fa avanti il Southampton, che se lo assicura in gennaio per 5 milioni.

Jan Bednarek: esordio da ricordare

Inizialmente si ambienta al football britannico con la squadra riserve dei Saints, dove dimostra di saper destreggiarsi bene in un campionato così fisico.  Dopo la cessione di Van Dijk la retroguardia di Mark Hughes ha incontrato più di qualche difficoltà a girare, per questo il manager gallese decide di puntare su Bednarek a Stamford Bridge, contro il Chelsea. Numero 35, il 22enne si colloca come terzo di destra insieme a Yoshida e Hoedt, e all’ora di gioco firma il suo gol all’esordio, e non sarà il solo. Oltre ad essere quasi certo di un posto fisso in prima squadra nella prossima Premier League, le 4 prestazioni offerte al ct Nawalka sono state sufficienti per dargli la 5 a Russia 2018.

Jan Bednarek: protagonista Mondiale

Il 19 giugno, allo Spartak Stadium, Kuba Blaszczykowski chiama il cambio per infortunio, e tocca al ragazzo di Slupca entrare sul terreno di gioco, forte delle raccomandazioni del suo guru Kamil, capitano infortunato. La partita si conclude con una 2-1 per il Senegal, ma Jan parte dall’inizio anche con la Colombia, stavolta al centro coadiuvato da Pisczek e Pazdan, ma l’incontro non è di quelli da ricordare, i cafeteros ne fanno tre e la Polonia è fuori dal Mondiale. Il commissario tecnico di Cracovia sa, però essere lungimirante, la Polonia ha fra le età media più alte del campionato del mondo, è Bednarek può garantire, con Milik e Zielinski, un futuro radioso alla nazionale. Perciò decide di fargli finire l’esperienza russa da titolare, di fronte, il Giappone. Bednarek sovrasta le punte nipponiche, offrendo vari palloni con passaggi lunghi a un deludente Lewandoski. Adam Nawalka ha avuto ragione, perché su una punizione del ’93 Rafael Kurzawa arriva lui, Jan, e la insacca per il suo secondo esordio con rete. Il match si conclude con un 1-0 che fa meglio agli asiatici che altro, ma Bednarek tornerà a casa consapevole del fatto, che a difendere un’impensabile quinto posto nel ranking FIFA, ci sarà lui da oggi in poi.