Scoprire un record stagionale della Bundesliga che non è in mano al Bayern Monaco è piuttosto un evento negli anni recenti. Figurarsi se poi in questo record c’è tanto merito di un allenatore che in panchina non ci voleva stare, e ha invece reso un classe 1999 un po’ goffo e pasticcione uno dei migliori difensori del campionato tedesco. La squadra è il Lipsia, l’allenatore è Ralf Rangnick, e il talento sopraffino è Ibrahima Konaté, uno dei centrali di difesa più affidabili in questa edizione della Bundesliga.

Ibrahima Konaté

Ibrahima Konaté

Francese, classe 1999 e scuola Sochaux, Konaté è arrivato in Germania nell’estate del 2017 a parametro zero. Aveva esordito in prima squadra nel gennaio dello stesso anno, a 17 anni e 8 mesi, contro il Monaco in Coupe de la Ligue. 1-1, poi sconfitta ai rigori. Da lì ha preso il volo ed è diventato presto titolare anche in Ligue 2. Era comunque già una presenza fissa nelle nazionali under francesi, quindi le aspettative intorno a lui non mancavano già dall’inizio. Ibrahima Konaté però, come ha raccontato a ‘Goal’, non ha mai avuto paura di fare il grande salto, anche a costo di superare barriere complicate come quella della lingua: dal francese al tedesco. Ma anche dall’ormai modesto Sochaux all’ambiziosissimo Lipsia, con tanto di polemica velata del club francese, che ha perso il giocatore a parametro zero e lo ha rimarcato in un comunicato ufficiale.

Nell’allora squadra di Hasenhüttl, il neo 18enne (li aveva compiuti a maggio 2017) non ha comunque trovato spazio da subito. Nonostante giocasse tra i professionisti in Ligue 2 fino a pochi mesi prima, ha dovuto iniziare dalla seconda squadra, dove fare il classico ‘praticantato’. A ragion veduta, visto che il campo e le prime prestazioni non avevano dato segnali particolarmente rassicuranti: tanti pasticci, poca coordinazione, contrasti spesso avventati. Errori di gioventù che non sempre gli sono stati perdonati: all’esordio in Bundesliga contro il Colonia è stato sostituito dopo 45 minuti. Non si può però parlare di bocciatura, soprattutto in Germania, dove chi sbaglia ha sempre un’altra possibilità, soprattutto se giovane e di talento. Così Konaté è riuscito a ritagliarsi un posto quasi in pianta stabile in prima squadra: 16 presenze in campionato nella scorsa stagione, al primo anno fuori dalla Francia.

Con tutti i difetti che si portava dietro, il francese godeva della fiducia del club. Prima della società che dell’allenatore, il quale forse non avrebbe disdegnato l’acquisto di un altro centrale di difesa. Oltre al capitano Willi Orban, classe 1993, gli altri due erano appunto Konaté e Dayot Upamecano, anche lui francese, ma con un anno più (e qualche aspettativa in più) del connazionale. Hasenhüttl l’anno scorso si è spesso ritrovato a dover far giocare i due giovani transalpini in coppia, con risultati abbastanza disastrosi: troppa irruenza, troppa fisicità e poca capacità di tenere la linea e difendere in campo aperto. Il costo dell’inesperienza del duo difensivo si faceva sentire.

Con il cambio in panchina in estate è cambiata anche la prospettiva per il talento ex Sochaux. Via il tecnico austriaco, dentro Ralf Rangnick, il direttore sportivo, ruolo che ufficialmente ricopre ancora. Non avrebbe voluto, ma – aspettando Nagelsmann l’estate prossima – si è ritrovato in panchina ad allenare la squadra da lui costruita. Compreso Ibrahima Konaté, a cui ha dato fiducia sin dal precampionato intravedendo in lui capacità che forse il suo predecessore aveva ignorato. E così per il giocatore è iniziata la svolta.

Ibrahima Konaté

Ibrahima Konaté

“Lo seguiamo da tanto, siamo sicuri che ci darà molto. Migliorerà la nostra difesa e farà il salto di qualità” aveva dichiarato Rangnick dopo la firma sul contratto del giovane francese nel giugno 2017. Con l’ex allenatore dello Schalke, Konaté è migliorato sotto ogni aspetto del gioco. Ha iniziato a dosare la sua fisicità, ad essere meno irruento nei contrasti imparando soprattutto il senso dell’anticipo. I miglioramenti maggiori si sono visti proprio nel posizionamento e nell’uso del corpo per proteggere la palla, anche in fase di possesso: le sue qualità tecniche, non da sottovalutare per un centrale di difesa, lo aiutano molto nelle uscite palla al piede, anche se a livello di distribuzione della palla pecca ancora.

È diventato un osso duro nei contrasti aerei e anche in marcatura, oltre che soprattutto quando si tratta di difendere a campo aperto: ha imparato a controllare la sua velocità abbinata al suo fisico, è diventato meno dirompente e più preciso. Miglioramenti che non sono passati inosservati né ai top club europei né in Francia: dopo un anno dalla sua ultima chiamata in una nazionale, l’under-20, è tornato a vestire la maglia ‘Bleu’ con l’under-21.

La convocazione è stata “il premio per il mio lavoro con il club”, ha dichiarato. Lo scorso 21 marzo ha indossato la maglia della Francia, proprio contro la Germania. Qualla maglia la porterà anche in Italia all’europeo del prossimo giugno, o nel peggiore dei casi al mondiale under-20. Che sarà in Italia o in Polonia, sarà un’altra grande occasione per convincere tutti del proprio talento. Anche se a sentire gli spifferi, sembra che diversi grandi club convinti già lo siano. L’ennesima conferma del fatto che Rangnick ci aveva visto giusto. Ancora una volta.