Abbiamo già fatto cenno al problema della provocazione, che solitamente –peraltro- viene richiamata per sperare in una riduzione della sanzione. In linea di massima la provocazione non  attenua però…qualche volta è stata accettata come attenuante, certo deve trattarsi di una fattispecie legata a ingiurie estremamente gravi e, ovviamente, provate.

Facciamo qualche esempio lasciando però il discorso sul generale per non fare nomi, cognomi, ecc.

In ogni caso una decina di  anni addietro, nel 2007, la Corte di Giustizia Federale riconobbe una provocazione come attenuante in rapporto a un grave comportamento antidisciplinare posto in essere da un avversario nei confronti di un compagno di squadra. Questo riconoscimento servì ad attenuare la sanzione inflitta in precedenza, anche se poi nel 2010 la medesima  Corte non diede rilevanza al fatto che un giocatore nei primi minuti di una partita aveva dato un solenne ceffone ad un avversario per una precedente ingiuria.

Per quanto concerne le condotte gravemente antisportive, sono da ritenersi tali:

l’evidente simulazione da cui scaturisce l’assegnazione del calcio di rigore a vantaggio della squadra  cui appartiene il calciatore che ha simulato;

l’evidente simulazione che porta come conseguenza l’espulsione diretta del calciatore avversario;

la realizzazione di un goal colpendo la palla volontariamente con la mano;

l’impedire la realizzazione di un goal colpendo volontariamente la palla con la mano.

Tutto ciò ovviamente va contro in modo chiaro e inappellabile ai concetti di lealtà, correttezza, ecc. di cui abbiamo già parlato. Attenzione però, perché come tutti sanno ci sono stati vari casi dove si entrava nelle cosiddette fattispecie della “non evidenza”, perché magari un calciatore potrebbe forse aver subito una trattenuta magari blanda ma sufficiente per fargli perdere l’equilibrio, ecc. ecc.