E’circa mezzanotte a Teheran. Per la quinta volta, gli iraniani hanno la possibilità di tifare per la propria nazionale a un campionato del mondo. Ma ora è diverso. Lo è perché possono finalmente scendere per le piazze ed esplodere di gioia, di euforia, sentimenti che caratterizzano l’animo di questa civiltà millenaria. Lo è perché con la morte dell’ayatollah Khomeini si è affacciata dai monti Elbruz una nuova generazione di giovani pronti a modernizzare il Paese, partendo dall’ancora alla quale si sono aggrappati nei momenti più bui della rivoluzione islamica: il calcio.

Il Team Mellì in particolare che sta facendo sognare la propria gente, perché al 63’ Saeid Ezatolahi ha portato in vantaggio la propria squadra contro la Spagna. Un gol rappresentativo, messo a segno dal simbolo di una nuova nazione, un classe ’96. Il pallone che gonfia la rete della speranza di mister Queiroz che ha stupito tutti battendo il Marocco, e che fa pulsare fin troppo forte il cuore di Mohsen Mogamedkia, membro dello staff che è stato dovuto trasportare d’urgenza in pronto soccorso per la forte emozione. Purtroppo però la sera di Kazan illude i settantasette milioni di persiani, perché il VAR, fiscale e senza scrupoli, annulla il gol per fuorigioco, condizionando la gara vinta poi dalle Furie Rosse per 1-0 per un tocco fortunoso di Diego Costa. Ma non cancella l’ottima prestazione di Ezatolahi, nato il primo ottobre 1996 a Bandar Anzali, uno dei porti marittimi più importanti del Medio Oriente.

CARRIERA

Muove i primi passi nello Shardari, il club locale, ma nelle sue vene scorre sangue biancoazzurro, come i colori del Malavan, l’altra squadra cittadina, nota per i suoi fan, i più caldi del campionato iraniano, e non è roba da poco se consideriamo il clima da guerriglia in cui si gioca Persepolis-Esteghlal, lo Sharavard, il derby della capitale. Il sogno di Ezatolahi di seguire le orme di papà Nader e dello zio Ghader, entrambi ex tesserati dei cigni bianchi, si avvera nel 2010,si avvera quando entra a far parte delle giovanili della squadra. Una crescita la sua precoce quanto quella fisica, già dall’adolescenza spicca in altezza rispetto ai coetanei, e quindi viene schierato nei ruoli centrali del campo, inizialmente da trequartista. Soltanto un biennio dopo debutta, all’età di 16 anni e 25 giorni, in Pro League, diventando il più giovane calciatore ad aver mai esordito nella massima serie persiana.

MADRID

Le 19 presenze gli valgono il premio come promessa dell’anno e l’interesse di Besiktas, Lugano, e addirittura i brasiliani dell’Atletico Paranaense, offerta che però è respinta dal suo procuratore. Il mondiale under 17 del 2013 è però la grande vetrina in cui Ezatolahi può far brillare il suo talento. Le sue prestazioni giungono fino a Madrid; è l’Atletico ad aggiudicarselo, per 250 mila euro. Entra subito a far parte della Juvenil colchonegra, formandosi come mediano in un centrocampo a due o davanti alla difesa in una linea a tre, forte dei suoi 190 cm di statura. Un’intelligenza tattica fuori dal comune, motivo per cui viene soprannominato “il Pogba persiano”. L’ottimo debutto in UEFA Youth League contro il Chelsea fa arrivare il suo nome alla scrivania del Cholo Simeone, che decide, dopo un periodo di prova con la prima squadra nell’aprile del 2015, di fargli disputare la stagione seguente in Tercera Divisiòn con la seconda rosa rojiblanca. Buoni spezzoni di gara e qualche assist che fa gola in Europa. Purtroppo nei top campionati europei le società sono scettiche riguardo l’ingaggio di talenti iraniani, visto il basso livello, o meglio la poca preparazione dei direttori sportivi in materia, del campionato farsi.

RUSSIA

Il Rostov decide di fare esattamente il contrario, acquista contemporaneamente Ezatolahi e Sardar Azmoun, per molti l’erede di Ali Daei, colui che detiene il primato assoluto di gol segnati con la maglia della propria nazionale nella Storia del gioco (109). Quello che accade nella stagione 2015-16 è probabilmente l’esempio perfetto di quello che noi italiano chiamiamo “schiaffo morale”. Dopo 29 giornate in vetta, i russi del Don perdono il primo piazzamento al fotofinish in favore del CSKA Mosca. Nonostante l’esplosione di Azmoun, l’ascesa clamorosa dei gialloblù ha un sapore comunque amaro per Ezatolahi, che perde buona parte della stagione per problemi legati al visto russo, facendo la sua prima apparizione soltanto all’ultima contro la Dinamo. Saeid è però cresciuto con la passione per la pesca, e sa che la pazienza è l’arma in più per raggiungere i propri traguardi, come la prima partita nel preliminare di Champions League, coronata con una rete nella gara di ritorno che porterà l’FK alla fase finale del torneo, diventando così il più giovane calciatore iraniano a segnare nell’ex Coppa dei Campioni.

ALTI E BASSI

La prima stagione completa all’Olimp è costellata di alti e bassi, Ezatolahi accumula quindi 11 presenze e un gol in Prem’er-Liga. Quanto dimostrato in Russia però interessa Carlos Quieroz, che aveva già notato il possente mediano con le selezioni minori allora allenate da coach Ali Doustimehr, e decide di concedergli una chance per le qualificazioni al mondiale del 2018. Veste per 20 volte la maglia della formazione guidata dal portoghese, segnando anche il vantaggio decisivo ai danni del Turkmenistan. Ezatolahi è consapevole del fatto che rompere record su record come marcatore più giovane non gli darà la chiamata per il campionato del mondo, decide allora, insieme all’agente Mehdi Hagitali, di trovare continuità, e lo fa con la casacca dell’Anzhi, che ricorderete per aver annoverato tra le sue fila Samuel Eto’o e Roberto Carlos. Il prestito in Dagestan produce i suoi frutti, Saied diventa una colonna portante del gruppo di Magomed Adiyev, tanto che il tecnico ceceno lo utilizza in 25 occasioni, mettendone in risalto le doti da intenditore e primo impostatore di gioco nel suo 4-2-3-1.

PRESENTE E FUTURO

La situazione intorno alla dirigenza delle aquile è traballante, i capitali che hanno permesso al magnate Osman Kadiev di comprare nomi blasonati sono di dubbia provenienza a detta del governo di Putin, Ezatolahi, che ha sempre sognato questo mondo fra gli isolati altipiani intorno alla sua cittadina, capisce che è meglio cambiare aria. Opta per l’Amkar Perm, dove ricoprire la posizione di “cinco” detto all’argentina, nel foltissimo centrocampo del 5-4-1 della squadra del Volga, staccando il pass per il mondiale grazie a 15 presenze e una rete. Ezatolahi ha scelto la 6 per l’occasione della sua vita, e nella sfida decisiva contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo metterà a dura prova il suo carattere dopo la delusione della rete non convalidata. Ora Saied deve tenere unita la lenza del centrocampo iraniano contro lo squalo CR7, come faceva da bambino quando alla lenza improvvisata abboccavano i grandi pesci del Mar Caspio.