Aveva lasciato l’Italia con molti dubbi su di lui, emersi ancor di più dopo il debutto in nazionale maggiore a 16 anni, otto mesi e 2 giorni sotto la guida di Roberto Mancini. Un debutto che aveva fatto circolare voci e speculazioni riguardanti il suo futuro da predestinato, definendo il suo dolcissimo sinistro quasi alla pari di quello di una leggenda come Lionel Messi.

La svolta degli ultimi due anni

Da due anni a questa parte la situazione si è completamente ribaltata, non solo perché Mancini non è più l’allenatore della nazionale, ma perché il classe 2006 Simone Pafundi è andato a farsi le ossa nella vicina Svizzera, precisamente nel Losanna. Esatto, quello stesso campionato che nel recente passato ha portato fortuna e insegnamenti a due pilastri dell’attuale Nazionale di Luciano Spalletti e delle loro rispettive squadre, ovvero Federico Dimarco, passato dal Sion, e Riccardo Calafiori dal Basilea.

Un ritorno carico di aspettative

Se per il ragazzo nato a Monfalcone sarà lo stesso, solo il tempo ce lo dirà; il classe 2006 torna all’Udinese avendo raccolto in questo anno e mezzo di prestito 19 presenze condite da un gol e due assist. Un periodo in cui ha mostrato le sue qualità ma ha dovuto fare i conti anche con tante panchine.

L’allenatore Ludovic Magnin lo ha gestito in maniera molto attenta cercando di non farlo affossare dalle critiche e dalle aspettative, affermando: “È un ottimo giocatore e saremmo felici se mostrasse quello che ha dimostrato finora nel calcio professionistico. Stiamo parlando di un giovane giocatore di 17 anni che non ha mai giocato due partite di fila nel calcio professionistico”.

Sicuramente ora al suo ritorno all’Udinese ci saranno molte aspettative su di lui. Sta a Simone Pafundi dimostrare di essere cresciuto non solo tecnicamente ma anche mentalmente e tracciare il proprio percorso, o nel club bianconero o anche in un’altra piazza.