Negli ultimi mesi sono saliti agli onori delle cronache alcuni talenti nati nei primi anni 2000, per i quali i principali media locali hanno già scomodato dei paragoni molto impegnativi. In Italia si aspetta con impazienza l’esordio in prima squadra con la maglia della Juventus di Moise Kean, centravanti della nazionale azzurra Under 19, vero bomber di razza, che per doti fisiche, tecniche e caratteriali, oltre alla condivisione dello stesso agente (il potente Mino Raiola) è stato accostato più volte a Mario Balotelli. Strappato all’età di 10 anni ai rivali del Torino, Kean ha segnato gol a grappoli in tutte le categorie, giocando sempre sotto età, conquistando stabilmente un posto fisso nelle varie selezioni giovanili italiane. Ora Kean potrebbe diventare il primo calciatore classe 2000 ad esordire in Serie A, pur non essendo stato il primo a sedersi sulla panchina di una formazione della massima categoria italiana, in quanto battuto sul tempo dal coetaneo terzo portiere del Milan, Alessandro Plizzari. Sia Kean che Plizzari, hanno trovato sulla loro strada una concorrenza spietata, se nel Milan il promettente estremo difensore dell’Under 19 azzurra ha davanti a sé il fenomenale Gigi Donnarumma; l’attaccante juventino dovrà fare i conti con una batteria di attaccanti strepitosa, capitanata da Gonzalo Higuain. Per questo, non è difficile ipotizzare per entrambi un futuro lontano dalle loro “case madri”, probabilmente in prestito a dei club più propensi a schierare in campo dei giovani dal così grande talento, garantendo loro un prezioso minutaggio tra i pro.

All’estero, in particolar modo in Turchia, Olde Riekerink, tecnico del Galatasaray, non ha avuto remore nel “gettare nella mischia” (anche se in amichevole) il “gioiellino” del Galatasaray, Mustafa Kapi, centrocampista offensivo-trequartista dalla tecnica sopraffina, punto fermo delle selezioni giovanili turche. In patria non ci hanno pensato due volte a paragonare Kapi ad un grande calciatore dei nostri tempi, l’ex juventino Paul Pogba. Un accostamento sinceramente poco attinente alla realtà, visto che Kapi essendo un giocatore brevilineo, difficilmente potrà sviluppare fisicamente come l’attuale centrocampista dei Red Devils. “È stato un giorno speciale per me. Vorrei ringraziare l’allenatore, che per me è come un maestro, e tutto lo staff. Cercherò in tutti i modi di onorare questa maglia. Quando sono entrato ero molto emozionato, ancora adesso faccio fatica a parlarne”, sono state le parole di Kapi subito dopo il suo debutto con gli Aslanlar (i Leoni).

Vi è poi un altro ragazzino “terribile”, sempre di origini turche, che sta conquistando sempre più spazio sulle pagine dei media spagnoli e non, il suo nome è Ferhat Çogalan (classe 2002), “joya” della cantera del Valencia. Diversamente dal coetaneo e connazionale Kapi, Çogalan ha trovato fortuna al di fuori dei confini del suo Paese. Trasferitosi con la sua famiglia in Francia, Ferhat ha da subito colpito gli osservatori dei principali club transalpini, Monaco e PSG su tutti, ma soprattutto ha attratto l’attenzione degli scout del Barcellona, che però dopo un provino hanno deciso di scartarlo essendo fisicamente troppo gracile. Una volta compiuti gli 11 anni, il Valencia è riuscito a vincere la folta concorrenza, prelevando dal piccolo Olympique Grande-Synthe, questo trequartista dotato di una tecnica straordinaria e di una visione di gioco periferica. Il rapporto tra Çogalan è il club valenciano non è però stato sempre dei più rosei, infatti, qualche mese fa, il Manchester United ha provato a strappare il talento nativo di Trabzon agli spagnoli, facendogli visitare le stupende strutture del centro sportivo di Carrington, quello dei mitici Red Devils, creando così una sorta di incidente diplomatico. Alla fine il tutto si è risolto con una firma sul contratto con gli spagnoli e con una dichiarazione d’amore e fedeltà di Çogalan sui suoi social network.

In Croazia si fa un gran parlare del classe 2001 Antonio Marin, un nome ed un cognome che potrebbero sembrare italiani, ma il talentino della Dinamo Zagabria è, purtroppo per noi italiani, al 100% croato e fa parte stabilmente delle nazionali giovanili del suo Paese. Marin, come pochi giocatori della Dinamo (solo il grande Robert Prosinecki, Mateo Kovacic e Alen Halilovic l’hanno preceduto in questa “impresa”), ha giocato stabilmente sotto età, mettendosi sempre in evidenza per qualità tecniche, velocità ed anche per la già buona fisicità, agendo sia nel ruolo di trequartista, sia in quello di esterno offensivo. Marin ha spesso vinto i premi di miglior giocatore dei vari tornei disputati, attirando conseguentemente l’attenzione di alcuni top club del Vecchio Continente, in particolare: Juventus, Roma, Barcellona, Borussia Dortmund, Manchester City e Chelsea. La richiesta economica del team di Zagabria è stata sempre altissima, ben 7 milioni di euro, una cifra considerevole che però potrebbe ulteriormente aumentare nei prossimi mesi se il ragazzo debutterà in prima squadra.

Rimanendo nella penisola balcanica, va sicuramente citato il possente e tecnico centravanti serbo del Partizan Belgrado classe 2000, Dusan Vlahovic, un talento che al suo attivo può già vantare alcune presenze in prima squadra e che a livello giovanile, giocando sempre sotto età, ha sempre segnato valanghe di gol; non a caso è stato paragonato per caratteristiche fisiche, tecniche e prolificità a Zlatan Ibrahimovic. Notoriamente i club olandesi sono sempre all’avanguardia nel far debuttare tra i pro dei giocatori giovanissimi.

L’Accademia dell’Ajax in particolare ha prodotto un numero enorme di talenti e naturalmente, anche tra i ragazzi nati negli anni 2000, ci sono alcuni prospetti che vanno attentamente monitorati nei prossimi anni. Un paio sono veramente di un livello assoluto, l’ala (sia destra che sinistra) funambolica classe 2002 di origini marocchine, ma di passaporto olandese, Hossein Zamani e il trequartista del 2003 Naci Ünuvar, ennesimo campioncino di origini turche. Il primo è un esterno d’attacco alla Cristiano Ronaldo, praticamente incontenibile palla al piede ed irriverente nell’uno contro uno, come ha ampiamente dimostrato anche in Italia, quando ha partecipato con i Lancieri ad importanti tornei internazionali come il “Memorial Nardoni” a Roma, il Torneo di Abano Terme e il “We Love Football” di Bologna, dove è stato premiato come miglior giocatore della manifestazione. Naci Ünuvar sembra essere il classico predestinato, basti notare come fin dai primi passi della sua carriera si porta con sé l’appellativo di “The Artist”, per la capacità con cui tratta la palla, effettua assist millimetrici e realizzazioni di difficoltà assoluta, realizzando con grande naturalezza e spontaneità anche le giocate più complicate. Ünuvar, come è normale che sia per i giovani calciatori più talentuosi, ha giocato spesso sotto età, non patendo minimamente nessun imbarazzo, pur non essendo fisicamente all’altezza dei suoi colleghi. Nativo di Zaandam, una località nel nord dell’Olanda, Ünuvar è però fortemente legato alla Turchia, dove trascorre tutte le estati, un vincolo con la terra d’origine dei suoi cari talmente forte che in futuro potrebbe risultare determinante nell’accettare le avances della Federazione Calcio Turca, che vorrebbe vestirlo di rosso. Unuvar si descrive così: “Ho giocato più spesso nella posizione di numero 10, da centrocampista offensivo. Ma ho avuto anche il numero 6, giocando così da mediano, da mezzala destra e anche da regista arretrato davanti alla difesa. Tra le mie principali capacità ho proprio quelle tattiche e di comprensione del gioco. Inoltre, so passare bene la palla, faccio sviluppare il gioco e so valutare bene le scelte giuste da fare, in più posso far segnare e realizzare io stesso delle reti.”

Tra i giovani “Oranje” c’è anche chi ha lasciato precocemente la sua terra, sedotto dalle sterline della Premier League, come il centrocampista d’attacco classe 2000 Juan Familio-Castillo; talento di origini dominicane molto forte fisicamente, abile tecnicamente oltreché punto di forza delle selezioni giovanili olandesi. Familio-Castillo fa parte ora della prestigiosa Academy del Chelsea, club che l’ha “scippato” all’Ajax la scorsa estate. In Inghilterra gli scout dei top club sono continuamente alla ricerca dei migliori prospetti in giro per il mondo e naturalmente anche i team di Manchester sono molto attivi in questo ambito.

Se lo United nell’ultima finestra di mercato, è riuscito a prelevare dallo Zurigo il veloce e tecnico attaccante svizzero, Nishan Burkhart, i “cugini” del City, nello stesso periodo, hanno puntato un altro talento rossocrociato, probabilmente ancora più promettente, l’attaccante Lorenzo Gonzalez, rapido e dal grande fiuto del gol, è da molti considerato il degno erede del Kun Aguero.

Un altro giovanissimo da tenere sott’occhio è indubbiamente Vincent Thill, trequartista lussemburghese dal fisico minuto che ha già esordito in Ligue 1 con la maglia del Metz; un prospetto che per qualità tecniche e provenienza calcistica è stato paragonato allo juventino Miralem Pjanic.

Sempre in Francia, ma nel vivaio del PSG, si stanno mettendo in evidenza due ragazzi dalle grandi prospettive di crescita, il figlio d’arte del grande George, Timothy Weah, una punta centrale molto forte, mix perfetto di forza fisica e tecnica e il centrocampista offensivo Yacine Adli, da molti definito il “nuovo Rabiot”, anche in virtù della sua folta capigliatura riccia.

“The last but not the least” tra gli “europei” è il classe 2003 del Celtic di Glasgow, Karamoko Dembele, esageratamente definito il “il nuovo Messi”, il minuto esterno offensivo di origini ivoriane ha già avuto la possibilità di giocare con la squadra Under 20 del team scozzese, subentrando al classe 2000 Jack Aitchison, ovvero il più giovane giocatore ad andare in gol nella storia del Celtic, anch’egli bagnato da un esordio precoce con la prima squadra biancoverde a soli 16 anni e 71 giorni lo scorso maggio nella sfida con il Motherwell. Dembele, per gli addetti ai lavori, non è certo un “Carneade”, infatti in un recente torneo internazionale alla St Kevin’s Boys Academy Cup, è stato premiato come miglior talento, superando i più illustri colleghi del Barcellona e del Lione. Karamoko è già diventato un obiettivo di mercato del Manchester United e nella prossima finestra invernale di mercato, ci sarà sicuramente un’importante offerta per lui da parte del club di José Mourinho.

Andando dall’altra parte del mondo, in Sud America, è naturale trovare dei talenti dalle qualità notevolmente al di sopra della media. L’Argentina propone su tutti il talentino classe 2000 scuola Velez, Benjamín Garré, un giocatore completo in grado di giocare da trequartista, regista e ala, per il quale il Manchester City sta rischiando di vedere bloccate le prossime campagne acquisti, in quanto i dirigenti dei Citizens avrebbero dato dei soldi alla famiglia del ragazzo prima che le norme lo permettessero.

In Brasile, sempre il City, aveva messo gli occhi sul centrocampista offensivo classe 2000 del Corinthians, Vitinho, un prospetto molto quotato in patria, per il quale i tecnici verdeoro prevedono un futuro da top player.

In Uruguay i giovani del 2000 più in vista sono Santiago Rodríguez estroso trequartista del Nacional e la seconda punta Facundo Torres del Peñarol, entrambi in possesso di una grande tecnica di base e tutti e due punti forza della selezione Under 17 della Celeste.

Il “folletto” colombiano classe 2000, Deiber Caicedo del Deportivo Cali, è uno di quei giocatori divertenti per cui vale il prezzo del biglietto, uno di quelli che “accende” le folle; inarrestabile nelle sue progressioni, questa talentuosa seconda punta cresciuta nelle strade polverose di Barbacoas, ha già avuto la possibilità di venire a contatto con il calcio italiano, in quanto la sua scuola calcio faceva parte del programma Milan Junior Camp e ciò gli ha permesso, a soli 10 anni, di essere inviato insieme a tanti altri bambini ad assistere ad un Milan-Chievo disputato a San Siro.

 

Massimiliano Palma