“Mai avrei immaginato”. E invece è partito. Stiamo parlando di Enrico Cavalieri, ex portiere che ha militato in squadre come Bologna, Avellino, Genoa, Monza, Livorno arrivando a raggiungere quasi le 300 presenze in serie B. Un giorno ,tramite Marco Roccati, altro calciatore professionista, arriva una richiesta molto particolare all’ex portiere originario di Porto Garibaldi, quella di andare ad “istruire” i preparatori dei portieri dell’Ujana, la principale società di settore giovanile del Congo.
È proprio lui a raccontare come sia riuscito a prendere questa decisione “La molla per partire” inizia così Cavalieri “è la stessa di tanti che indecisi accettano e poi ti dicono soddisfatti “Mai avrei immaginato”: invece si tratta solo di decidere se partire oppure no. L’Ujana è la principale società di settore giovanile del Congo, hanno realizzato una bellissima accademia, un centro molto bello in un posto altrettanto difficile, c’è notevole contrasto fra quello che si vede fuori e la realtà dentro al centro. Ma tutta la situazione del Paese è complicata, anche in vista delle elezioni, tanto che al termine dei due mesi che ho trascorso là alcuni di loro mi hanno ringraziato dicendomi che ho lasciato loro una piccola speranza. Tramite Roccati sono andato perché cercavano non tanto un allenatore, quanto un istruttore, qualcuno che potesse formare i loro preparatori dei portieri e così sono andato. Loro hanno grandi potenzialità, ma manca il metodo, anche se questo in fondo è un difetto che si trova anche in Italia ed in altri Paesi d’Europa, l’ho toccato spesso anche durante la mia carriera ed è sempre stato un mio obiettivo da quando ho smesso di giocare”.
La Primavera dell’Ujana è l’unica squadra africana riuscita, nell’ultimo torneo di Viareggio, a superare la prima fase a gironi. Cavalieri commenta così: “L’avventura è durata due mesi, alla fine loro erano molto felici e pure io, che sono riuscito a chiudere il mio programma. E’ stata un’esperienza intensa e utile, anche per me considerando quanto è complicato lavorare su certi aspetti, ma da sempre le cose più facili le lascio agli altri. Sono stato contento dei risultati ottenuti, va infatti tenuto presente che lì manca la semplice base; però ci sono ben 12 preparatori dei portieri per un’accademia che conta 2.800 tesserati. Hanno numeri, fisico e voglia: hanno solo bisogno di preparazione”.
Parlando dell’Italia, l’ex portiere si esprime così: “Penso che ormai sia difficile cambiare il sistema. Quello che provo ad insegnare lo faccio ormai da 25 anni, però con società che contano 20-25 bambini e quasi sempre dilettantistiche, gente che poi cambia vita, smette o gioca a livelli non alti; di fatto non “sposto” nulla e quando dico qualcosa sembra sempre che sia lì per dare fastidio agli altri. Ma il problema nasce ai vertici, è lì che vengono decise correnti di pensiero e linee di lavoro. La parola chiave è professionalità, a qualsiasi livello, però le voci fuori dal coro danno fastidio”. E di sicuro fuori dal coro è stata la sua decisione di prendere e partire, un’esperienza che certamente avrà avuto un esito positivo per la squadra dell’Ujana ma che, senza alcun dubbio, avrà arricchito professionalmente anche lui.