Nella giornata di ieri nella sede della Facoltà di Scienze di Tor Vergata si è svolto il primo corso di Analisi del calcio, dedicato a tutti coloro che credono nell’importanza dei numeri rapportati al calcio ma non solo. Infatti erano presenti diversi rappresentanti del mondo dello sport. Dal mondo del calcio a quello del Basket passando per l’Hockey sul prato. A introdurre i vari ospiti è stato Sergio Roticiani, presidente dell’ AIAC Lazio, sua l’iniziativa dell’evento formativo.
Stefano D’Ottavio (presidente corso di laurea Magistrale in Scienze tecniche dello Sport, Coordinatore Master in teoria e Metodologia della preparazione Fisica del Calcio Università di Roma Tor Vergata) ha parlato dell’incertezza e dell’imprevedibilità di un gioco di squadra e di come i numeri ottenuti grazie anche a diversi test possano in parte sopperire e agire in anticipo. “I numeri ci permettono di agire in termini di previsione. Se io conosco anche quantitativamente una situazione, non solo per esperienza, forse riesco a modificare anche quella che è la mia programmazione, tararla a secondo degli eventi. Quindi il controllo della prestazione è fondamentale ed è quello che è successo negli ultimi 20 anni nel calcio. Questa capacità di dare certezza all’incertezza. Conoscere qualcosa di più dopo che è successo è già un vantaggio e se riesco a conoscerla durante ci permette di fare correzioni in atto. Ancora è difficile ma sarà il futuro che è quello che avviene già nel mondo Basket”.
E dare man forte a ciò che ha riportato il Dott. D’Ottavio, è intervenuto Mario Savo, presidente dell’AIAPC, vincitore, insieme al suo team, di un concorso lanciato dal Manchester City, rivolto a tutti coloro con esperienza di gestione dati, e che doveva servire a creare un algoritmo per aiutare Guardiola a vincere la Premier. Hanno partecipato in 30 mila, ma alla fine il sistema statistico elaborato da Mario Savo è stato quello vincente. L’Ex performance analysta del Latina di Mark Iuliano in serie B, ha parlato di ciò che caratterizza questa professione “Il lavoro del Match analyst è quello di analizzare e studiare delle situazioni che poi possano portare dei vantaggi, ma non bisogna entrare in merito alle decisioni. Bisogna ragionare in termini di sistemi, ma sistemi aperti, perchè influenzati da molti fattori e da altri sistemi come quello dei tecnici, dei dirigenti, della tifoseria. Il Match analyst è un ricercatore e deve facilitare il compito dell’allenatore”.
E a proposito del lavoro di analista Savo ha pubblicato recentemente anche un libro dal titolo “La match analysis nel calcio. Principi teorici e risvolti operativi”.

A delineare il lavoro e il ruolo di Match analyst visto da mondo del Basket è intervenuto Raffaele Imbrogno (Match Analyst FIP, Nazionale italiana pallacanestro) che ha parlato anche degli strumenti che si serve un analyst e dell’importanza dei test “Uno strumento molto importante è la video Analysis, grazie alla quale permetti di far vedere a chi stai analizzando, il comportamento corretto o sbagliato, analizzi il dettaglio. Adesso abbiamo la possibilità di registrare anche in wireless. Grazie a dei test alleniamo i giocatori a decidere cosa fare in diverse situazioni. Se mancano tre secondi alla fine della partita e decido di provare un tiro da tre la decisione è giusta, ma se non lo faccio qualcosa non va e bisogna lavorare su quello. Bisogna ridurre il tempo di decisione per poi agire”.

Rappresentante del mondo dell’Hockey sul prato ma anche del calcio, Bruno Ruscello (docente biomeccanica e Match Analysis Università di Tor Vergata), ha incentrato il suo intervento sul metodo Delphi “L’informazione è il bene più importante, fornire buone informazioni ci permette di fare delle previsioni. Se vedete il film “2001 odissea nello spazio”, uscito nel 1968, potete vedere come attraverso la conoscenza della storia e del presente e un flusso di informazioni, si siano potuti prevedere l’utilizzo di tablet, telefoni e computer, e la stessa cosa deve fare un Match Analyst. Poter prevedere il futuro grazie alla conoscenza”.