Il podcast “5 Chiacchiere Con…” continua a dare voce ai protagonisti del calcio italiano. Nel nuovo episodio il protagonista è Massimo Bava, dirigente con una lunga esperienza nel calcio professionistico e oggi al lavoro nel progetto del Catanzaro. Durante l’intervista Bava ha affrontato diversi temi legati allo sviluppo dei giovani calciatori, allo scouting e alla cultura del lavoro nel calcio moderno, offrendo riflessioni dirette e senza filtri.
Lo scouting tra tecnologia e presenza sui campi
Uno dei temi centrali dell’intervista riguarda il cambiamento nel modo di osservare i talenti. Negli ultimi anni il lavoro degli scout si è sempre più legato a piattaforme digitali e database statistici:
“Il problema è che oggi stiamo lavorando tanto su Wyscout, su algoritmi e altri programmi… la voglia di girare i campi, secondo me, c’è sempre di meno. Non vedo tanti direttori sportivi che girano i campi o mandano persone in prima persona. Io penso invece che ci sia spazio per andare a cercare in tutti i campi d’Italia”.
Secondo Bava, la tecnologia è uno strumento utile ma non dovrebbe sostituire completamente l’osservazione diretta dei giocatori sui campi.
Il talento del Sud e l’esperienza a Catanzaro
Nel corso della chiacchierata, Bava ha anche parlato del suo lavoro al Catanzaro e della grande quantità di talento presente nel Sud Italia:
“Ho la fortuna di essere da tre anni al Catanzaro e da Roma in giù sto girando tanto. Penso che nel meridione ragazzi ne vengano fuori ancora tantissimi: la voglia e la ‘fame’ sono ancora tante e possono esserci giocatori di assoluto talento.”
Secondo il dirigente, il Meridione continua a rappresentare un bacino importante per la crescita di giovani calciatori.
La gestione dei giovani e il ruolo dell’entourage
Un altro punto importante toccato nell’intervista riguarda la gestione dei ragazzi nel percorso di crescita, dove spesso entrano in gioco fattori esterni al campo:
“Molte volte perdiamo i ragazzi perché non abbiamo una gestione corretta. Per gestione intendo un insieme composto da genitori, società, procuratori e persino fidanzate. A volte ci sono genitori troppo apprensivi o pretenziosi, con troppe aspettative. Il divertimento deve restare alla base di tutto”.
Per Bava, il contesto che circonda un giovane calciatore può influire molto sul suo sviluppo sportivo e personale.
La “verità scomoda”: il risultato conta anche nei settori giovanili
Tra i passaggi più diretti dell’intervista c’è anche una riflessione sul peso del risultato nel calcio giovanile:
“Siamo degli ipocriti quando diciamo che nel settore giovanile il risultato non conta. Chi dice che non conta vincere dice una grossa bugia. Abbiamo il compito di produrre giocatori, certo, ma anche di fare risultati: se non arrivano, paga il direttore e paga l’allenatore. La cultura della vittoria va trasmessa ai ragazzi insieme a quella del lavoro.”
Un punto di vista che evidenzia come la formazione dei giovani e la competitività sportiva debbano convivere.
Il confronto culturale con l’Inghilterra
Nel corso dell’intervista Bava ha anche raccontato alcune differenze culturali tra il calcio italiano e quello inglese:
“In Inghilterra ho visto ragazzi andare a piedi dalla stazione al centro sportivo per un chilometro. Se facessimo una cosa simile in Italia, il genitore non porterebbe il figlio perché ‘non può fare un chilometro a piedi’. È una mentalità che non riusciremo mai a cambiare finché non cambiamo la nostra cultura di base.”
Una riflessione che mette in evidenza come la crescita dei giovani calciatori dipenda anche dall’ambiente culturale.
Il consiglio ai giovani che vogliono diventare professionisti
Infine, Bava ha voluto lasciare un messaggio ai ragazzi che sognano una carriera nel calcio:
“Dico sempre ai ragazzi, anche a quelli del Catanzaro, che è meglio giocare in Serie C o in Serie D facendo i professionisti piuttosto che fare un lavoro che non sia calcio. L’applicazione deve essere totale sull’arco di tutta la settimana: la cultura del lavoro è fondamentale”.
Parole che riassumono una filosofia chiara: talento, sacrificio e mentalità restano gli elementi chiave per emergere nel calcio professionistico.



















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