Federico Mattiello torna sul campo di gioco dopo il doppio infortunio. Simbolo di determinazione e rinascita, molti al suo posto avrebbero considerato l’addio al calcio. Ma come si fa ad abbandonare una parte di se stessi? Mattiello ha resistito, ha lottato contro la sfortuna più severa, e pochi giorni fa è sceso in campo con la primavera della Juventus contro il Sassuolo. La sua è una storia che non si può smettere di raccontare, perché potrebbe dare forza a chi sta attraversando un periodo buio. Lui ha ritrovato la luce, ed ora cercherà di ripagare la fiducia datagli dalla società bianconera.
Il contratto attuale lo lega alla Juve fino a gennaio, ma il suo procuratore ha già dichiarato che a metà novembre tratteranno il futuro del giocatore. Ora è ancora troppo presto per stilare ipotesi, visto che il giocatore classe ’95 ha appena rimesso piede sul campo da calcio. Centrocampista dal talento precoce, aveva già provato l’ebrezza di giocare nella prima squadra bianconera nel 2014, sfiorando anche il gol contro la Lazio. Successivamente, per farlo maturare, fu girato in prestito al Chievo nel febbraio 2015. Qui si consumò il dramma. L’8 marzo 2015, in campo contro la Roma, uno scontro con Nainggolan gli provocò la doppia frattura scomposta di tibia e perone. L’immagine della sua gamba spezzata fece il giro del mondo, e causa ancora brividi al solo pensiero.
Dopo una lunga riabilitazione era pronto per tornare a giocare, ma nell’ottobre 2015 Mattiello subisce un nuovo infortunio, sempre alla tibia. I messaggi di solidarietà si susseguirono, e la stessa Juventus non lo lasciò mai solo, supervisionando costantemente il ragazzo, sia quando si trovava a Verona, sia quando fece ritorno a “casa”. Undici mesi dopo eccolo tornare nel suo habitat, tra i sorrisi e la una felicità incontenibile. Federico ha sconfitto la sfortuna e il destino con positività, e ora è pronto a riconquistare il palcoscenico che merita, perché un talento come il suo non può andare sprecato. Se poi il futuro sarà in bianconero o con un’altra maglia, questo si scoprirà col tempo, ma l’importante è che quell’infortunio shock appartenga ormai al passato.




















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