La redazione di FootballScouting ha intervistato Giuseppe Marzano, ideatore del blog SudameriScout – http://sudameriscout.blogspot.it/ -, in merito ad un’analisi di alcuni prospetti arrivati e che arriveranno in Italia, cercando di trarre un bilancio dello scouting delle italiane e del livello delle nazionali sudamericane.

Come è nato il progetto ‘Sudameriscout’? In cosa consiste, per coloro i quali non sanno di cosa si tratta?

Come anticipato nella piccola prefazione dell’e-book, la scintilla è scoccata in una notte di Copa America del 1999. La notte del debutto con la Seleção di Ronaldinho Gaúcho. Rimasi così ammaliato dalle giocate di quel ragazzino, sconosciuto al grande pubblico europeo che da quel momento iniziai ad interessarmi al mondo del fútbol sudamericano e dei suoi giovani talenti. SudameriScout nasce come blog (che ha quasi toccato le centomila visite http://sudameriscout.blogspot.it/) dove vengono analizzati e descritti singolarmente i migliori talenti del calcio sudamericano. Con gli anni e con la nascita dei profili social, è poi diventato un punto di riferimento per appassionati e curiosi del mondo del futbol latinoamericano.

Come giudica il settore scouting in Italia? Poche squadre sembrano avere una rete capillare che tocca anche il Sudamerica…

Non benissimo. Udinese a parte, vero punto di riferimento in Italia, poche squadre sono ben organizzate a livello di scouting in Sudamerica. Eppure basterebbe poco. L’esempio da seguire è quello di Porto e Benfica che, con una fitta rete di osservatori, comprano a poco e quando decidono di vendere fanno plusvalenze pazzesche. E’ anche vero che nella Liga portoghese non c’è il limite degli extracomunitari e di conseguenza possono prendere tutti quelli che vogliono ma, con un po’ di lungimiranza, si possono fare grandi affari. Basta saperli scovare.

Negli ultimi mesi si è parlato molto di Bentancur del Boca Juniors: avrebbe permesso al Milan di fare il salto di qualità? E, ancora, sarà l’uomo giusto per la Juventus del futuro?

Rodrigo Bentancur è senza dubbio uno dei migliori talenti della nuova generazione del calcio uruguayo. Ha qualità e può ricoprire diverse zone della linea mediana. Detto questo, passare dal Boca Juniors a titolare nel Milan ridotto in queste condizioni, di sicuro non sarebbe stato semplice. In un contesto come quello bianconero, invece, guidato da un gruppo forte, si potrebbe inserire con più facilità e meno pressioni. A quella cifra poi, potrebbe rivelarsi un gran colpo per il futuro.

In Italia è arrivato anche il figlio di Simeone. In Argentina ha fatto bene ma al Genoa non ha ancora esordito: è troppo acerbo o ha bisogno solo di una chance?

Dopo aver fatto sfracelli al Sudamericano U-20 con 9 gol in altrettante partite, el Cholito ha tradito un po’ le attese al River ma si è ben riscattato in prestito al Banfield. Tendenzialmente non impazzisco per lui ma c’è da dire che ha buone qualità e struttura fisica adatta per affrontare il nostro campionato. In più, sa far gol e questo non guasta mai. Se mostrerà un decimo della determinazione che metteva in campo il papà, potrebbe ritagliarsi diversi scampoli di gara già da subito.

Scuola River anche per Boye, acquistato dal Torino: che tipo di giocatore è? Può essere la giusta spalla di Belotti?

Quello di Boye, a mio avviso, potrebbe rivelarsi un gran bel colpo. L’attaccante argentino risulta più mobile e più utile sotto l’aspetto tattico rispetto al Cholito ma vede meno la porta. Calcia con entrambi i piedi e sa proteggere la sfera usando al meglio il corpo. Favorito anche dai tanti infortuni in attacco in casa Toro, ha sfruttato ogni minuto a sua disposizione ed ha ben figurato, diventando in poco tempo, uno dei beniamini della tifoseria granata. Sul terreno di gioco, fatico a vederlo come esterno d’attacco anche se nel Newell’s ha spesso occupato quella posizione. Nel caso Siniša Mihajlović decidesse di abbandonare il 433, lo vedrei bene di fianco a Belotti in un attacco a due punte con dietro un trequartista ad innescarne l’azione.

Quali sono i 2/3 prospetti che lei si è segnato e che crede faranno strada? E quali, invece, consiglia alle italiane?

Fossi un DS in cerca di giovani di qualità ma anche pronti per il passaggio in Italia o Europa, andrei subito a prendere Hirving Lozano, esterno offensivo del Pachuca, già nel giro della nazionale messicana. 21 anni, “el Chuky” ha rapidità, tecnica e un buon feeling con il gol. A centrocampo non farei mai a meno di Thiago Maia. Classe ’97, è il perno delle nazionali minori brasiliane. Centrocampista di sostanza, disciplinato dal punto di vista tattico, fondamentale per gli equilibri del suo Santos. Chiudo con il mio pupillo Cristian “Kichan” Pavón, vent’anni , attaccante esterno del Boca Juniors. Associa velocità ad una buona tecnica individuale, in più sa usare bene entrambi i piedi. Un talento pronto ad esplodere che, nel contesto giusto, potrebbe fare grandi cose.

Come giudica, invece, il livello generale del calcio sudamericano? Siamo abituati a vedere i risultati delle Nazionali ai Mondiali o in Copa America ma a che punto è il ‘background’? Ci sono spiragli di crescita per campionati sottovalutati (es. Cile, Uruguay, Bolivia, Colombia) o resteranno delle palestre di talenti che poi sbarcheranno in Europa?

Il livello del calcio sudamericano è in continua evoluzione. Sarò di parte ma una gara di campionato a queste latitudini è sempre uno bel vedere. La “giocata” è sempre dietro l’angolo e le “hinchadas” fanno da coreografia sugli spalti sempre gremiti. Per quel che riguarda i campionati minori, credo che siano anch’essi importanti perché danno la possibilità ai giovani di mettersi in mostra. Sono un trampolino di lancio che difficilmente offre l’Europa. Uno dei tanti esempi è quello di Sergio Diaz. El Kuncito ex Cerro Porteno, titolare (con merito) a sedici anni, oggi nelle giovanili del Real Madrid quanto avrebbe giocato nei nostri campionati?

Per quanto riguarda le nazionali maggiori, vedo sempre bene la Colombia e il Cile Bicampeon de America. Un gradino sotto invece, l’Uruguay del duo delle meraviglie Cavani –Suarez. In crescita costante c’è sicuramente il Brasile. Con il cambio della guida tecnica e la vittoria dell’oro Olimpico, la Seleção ha preso maggiore consapevolezza nei suoi mezzi. Gli uomini di Tite, sembrano giocare con meno pressioni e si divertono. Con Gabriel Jesus e Neymar saranno tra le pretendenti al titolo mondiale. La Selección invece, ancora una volta si ritrova con un centrocampo e un reparto offensivo che non ha rivali sul pianeta terra. Se el Patón – molto attento all’aspetto difensivo- trova la miscela giusta, potrebbe essere la volta buona..

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