La redazione di Football Scouting ha intervistato Alberto Scotta, conosciuto ai masticatori di Football Manager come ‘Panoz‘. L’Head Researcher Italiano del gioco manageriale per eccellenza non solo a livello italiano, un gioco ben costruito, che rappresenta la Bibbia per ogni appassionato di calcio, piccolo o grande, che voglia cimentarsi in un’avventura totale.

Come è nata la passione per questo gioco, che poi si è tramutata in lavoro?
Sono sempre stato appassionato di giochi manageriali e di calcio. Sin dalla fine degli anni ’80/ inizi ’90 mi sono cimentato in The Manager così come con Championship Manager 2. Poi ho provato anche la versione italiana Championship Manager nel ’93/’94. Tutto è cambiato nel 1996 mentre stavo scrivendo la mia tesi di laurea. Ho visto un annuncio della Sport Interactive come tester e ho mandato il curriculum. Inaspettatamente mi hanno risposto chiedendomi di presentare il Piacenza. Io, in una notte praticamente insonne, ho cercato più info possibili e, una volta mandato il tutto, mi hanno accettato.

Ti aspettavi tutto questo?
Era un sogno che si realizzava ma vorrei precisare che non è il mio lavoro dato che sono l’Head of User Experience Design di Deltatre. Con FM è una collaborazione che però mi inorgoglisce tanto. Basti pensare che, quando mi hanno contattato per il colloquio a Londra, ho chiesto un permesso al capo dell’ex ditta per cui lavoravo anche se avevo iniziato da nemmeno un mese. Volevo andarci, nonostante i miei genitori mi avessero pregato di non farlo. E, invece, eccomi qua.

Da quante persone è composta la community? Qual è la maggiore difficoltà per costruire il ‘dietro le quinte’?
Io li chiamo gli eroi della ricerca. Sono una sessantina di aiutanti, anche se c’è da dire che nella community ci sono ogni anno circa 500/600 persone. È cambiato notevolmente l’approccio con loro con il trascorrere degli anni ma è anche giusto così. La difficoltà principale è dettata dalla bidimensionalità del lavoro: c’è una prima parte di raccolta dati, delle varie squadre, dei calciatori e dei trasferimenti delle serie minori. Poi, una volta completato questa prima fase, occorre combinare le varie squadre in base a quasi 50 task: si va dalle presenze in Nazionale ai premi individuali, dagli arbitri allo staff senza dimenticare la struttura delle giovanili.

Chi sono i giovani che ti senti di consigliare agli appassionati di FM?
Non è facile – ride, ndr – stilare una lista troppo lunga. Posso dire che Pinamonti e Kean, nonostante si siano già approcciati al calcio che conta, hanno una potenzialità incredibile. Anche il vivaio della Roma è pieno di giovani promesse. Mi sento di consigliare anche Hagi jr. della Fiorentina e Adjapong del Sassuolo.

Sassuolo che, tra l’altro, è la tua squadra: potrebbero essere i neroverdi il Leicester del gioco?
Io sono troppo di parte ma secondo me è una gran bella squadra con un potenziale sopra la media. Il centrocampo con Mazzitelli, Pellegrini e Sensi è ottimo per il futuro, se si riesce a non vendere Berardi e ad implementare la squadra con innesti di qualità si può competere ad alti livelli. Io ho preso Lucas Leiva a parametro zero e sono arrivato in semifinale di Europa League, persa ai supplementari contro il Chelsea, e quarto in Serie A al secondo anno. Con pazienza e le mosse giuste è possibile vincere.

Il bilancio di FM17 è, ovviamente, positivo: dove può ancora migliorare questo gioco?
Siamo molto soddisfatti perché il gioco ha raggiunto un livello di precisione ed accuratezza a dir poco invidiabile. Abbiamo inserito alcune modifiche a livello regolamentare come il diritto di riscatto e controriscatto e migliorato la regola sugli extracomunitari, anche se riceviamo critiche perché gli utenti non capiscono. Non si devono rivolgere a noi, in realtà, ma ad altre sedi se le norme sono poco chiare. Così come quando si lamentano di partite dominate con 30 tiri contro 5 avversari e, alla fine, perdono. Anche nella realtà è così. È dura da digerire anche per me. Miglioramenti? Si può lavorare sul motore del gioco e sui calci piazzati, ma non dipende solo da noi.

Football Manager ha anche un occhio di riguardo sui giovani: come si articola un lavoro del genere?
Serve tanta passione ma anche e soprattutto organizzazione. Abbiamo collaborazioni con siti specializzati in questo che ci supportano con profili completi ma anche le squadre stesse ogni tanto ci danno una mano. Anche qui, a volte riceviamo lamentele sui regen – giocatori creati dal sito e reclutati per le giovanili – troppo forti che non aiutano il lavoro nei vari settori giovanili. Ci stiamo lavorando. Vogliamo bilanciare ancora di più il tutto, andando a migliorare il lavoro sulle task incrociate per creare profili sempre più veritieri.

Hai un particolare giocatore a cui ti sei affezionato? E, invece, qualche rimpianto?
Il mio pupillo è Cerci che, andando ad analizzare la carriera, è anche un rimpianto. Nelle giovanili della Roma era un mostro, poteva giocare in attacco a destra, in mezzo o a sinistra. Un altro idolo è stato Guiza, ho preso il Getafe per sfidare Marco Santin – uno del trio Gialappa’s – e me lo sono ritrovato in attacco. Non lo conoscevo bene ma si è messo a segnare una caterva di gol, tanto da diventare per tre volte capocannoniere del campionato. Era diventato il mio preferito, ho preso la sua maglia e lo sfondo del computer era lui che esultava alla Batistuta. Quando l’anno successivo era titolare nella Spagna agli Europei, pochi lo conoscevano e ancora meno erano ‘malati’ come me.

Hai qualche aneddoto che vuoi svelare ai lettori di Football Scouting?
Con piacere. 7/8 anni fa un appassionato del gioco mi invitò a Forlì per una convention. C’erano 40/50 persone e ricordo che la madrina dell’evento era la modella Federica Moriano. Ricordo che, al termine della discussione, i presenti fecero la fila per fare foto con me, salvo poi andare dalla modella. Questo fa sorridere ogni volta che ci penso.