Daniele Pagani, esperto di calcio sudamericano e fondatore de La Gazzetta di Don Flaco, è stato intervistato in esclusiva dalla redazione di FootballScouting.it. Di seguito sono riportate le sue dichiarazioni.

David Neres può fare le veci di Neymar nella Seleçao, ora che l’attaccante del PSG è fuori per un infortunio?

Neres ha vissuto una stagione strabiliante, ha intrapreso un percorso di maturazione sia tecnica che tattica sotto l’accorta guida di ten Hag che nel giro di un paio d’anni potrebbe renderlo un autentico top player di caratura mondiale. In quanto a Neymar, resta pur sempre Neymar. Parliamo comunque del terzo top scorer di sempre nella storia della Seleçao con 60 reti, a ventisette anni. Stà a meno due da Ronaldo e a meno diciassette da Pelé. Non sono un suo estimatore, tutt’altro direi, ma sono molto dispiaciuto per ciò che stà vivendo, come uomo e come calciatore, da un mese a questa parte. Neres comunque farà molto bene, farà la sua parte in questa Copa América: ieri sera è durato un tempo col Venezuela, ma è stato l’unico che ha provato a far la differenza e a creare la superiorità numerica. Se Tite riesce a gestire bene l’alternanza tra lui ed Everton ne vedremo delle belle. Il povero Rosales ha visto i sorci verdi ieri, tra tutti e due (ride, ndr).

Takefusa Kubo: so che forse usciamo fuori dalla tua comfort zone perché si parla di Giappone, ma il Real Madrid ha fatto un investimento in stile Ødegaard. Insomma mi piacerebbe avere un tuo parere…

Partiamo dall’altra sera, dalla sfida tra Chile e Giappone. Kubo ha sfoderato un’ottima prestazione, ha giocato con un mastino del calibro di Vidal incollato addosso e nonostante il pesante passivo è stato decisamente lodevole, un vero e proprio SAMURAI. Il Real ha fatto un investimento in stile Ødegaard e sono d’accordo, ma persistono comunque delle enormi differenze. Molti, direi troppi, parlano solo di mosse e strategie a fini di marketing. Gli ricorderei che Ødegaard a quindici anni faceva delle cose in campo, con lo Strømsgodset, con i grandi, da stropicciarsi gli occhi. Ødegaard e Kubo sono due profili ben diversi dal Mastour di turno, che di dieci giocate gliene riescono due al massimo, e difatto resta un top player da montaggio di YouTube. Forse la differenza più grande tra i due, simili e accostabili pure per il ruolo, riguarda il loro percorso di crescita calcistica. Ødegaard è nato e cresciuto in Eliteserien come calciatore, Kubo invece ha ricevuto l’impronta calcistica de «La Masia» barcelonista da quando aveva dieci anni, prima che il club blaugrana venisse sanzionato con il blocco del mercato. Esordio a quindici anni, come Ødegaard, in J1 League e ora la chiamata per la Copa América, dov’è il calciatore più giovane a prendere parte alla manifestazione. Nel RM Castilla potrà sicuramente trovare una sua dimensione: un’esperienza che nel recente passato ha fatto bene a Vinicius e, volendo tornare ancora più indietro, anche a un punto fermo come Casemiro, all’epoca di Ancelotti.

Yangel Herrera, quest’anno all’Huesca, ma di proprietà del Manchester City: dici che partirà di nuovo in prestito o Pep Guardiola potrebbe tenerlo d’occhio?

Ho fatto una rapida chiacchierata con un paio di intermediari UEFA stamattina, due cari amici che mi riportano le trattative di mercato principali. Ma solo perché nel mio lavoro sono più improntato a un giornalismo storico e narrativo, diametricalmente opposto alla cronaca: altrimenti mica mi direbbero certe news (ride, ndr). Guardiola ha Fernandinho, un top mondiale nel suo ruolo, e al brasiliano con tutta probabilità s’aggiungerà in tempi brevissimi anche Rodri dell’Atlético Madrid, per una cifra che gravita intorno ai 70 milioni. Herrera tra due profili del genere troverebbe sì dei maestri, soprattutto in Fernandinho, ma al contempo avrebbe ben poche chance di mettersi in mostra con Guardiola: ciò potrebbe bloccarlo o ancora peggio, farlo regredire, nel suo percorso di maturazione. Dopo l’Huesca Yangel dovrebbe muoversi nuovamente in prestito e possibilmente in un nuovo campionato, ma con l’intento di alzare l’asticella. Si tratta di un giocatore completo e ricorda un pochino Tomás Rincón, ma riesce a regalare qualcosa in più in fase offensiva rispetto al suo connazionale. Nei due anni col New York City, in MLS, Patrick Vieira gli ha insegnato tantissimo. Ha preso il posto di Lampard, oramai al crepuscolo della carriera, e in brevissimo tempo è diventato IL beniamino dei tifosi. Ieri ha rischiato di macchiare una prestazione perfetta contro il Brasile, per una disattenzione su Richarlison, ma poi ha rimediato con tanta grinta e altrettanta tenacia. In fase difensiva ha delle scelte di tempo incredibili. Sembra quasi sempre sul punto di essere dribblato e poi all’ultimo secondo ti inchioda mettendoci di mezzo il gambone.

Questi ovviamente erano i nomi più mainstream, ma immagino avrai in bozze la tua carrellata di scommesse. Chi potrebbe emergere da questa Copa América?

Tra i vari nomi che ho raccolto mi vien spontaneo citare Cecilio Domínguez, ala sinistra paraguayana che sta facendo piuttosto bene in Argentina, con la maglia dell’Independiente, che lo ha acquistato lo scorso gennaio dal Club América per sostituire degnamente Maxi Meza, passato invece al Monterrey. Un potenziale crack. Sempre nel Paraguay di Eduardo Berizzo credo sia impossibile non menzionare Santiago Arzamendia: si tratta di un terzino sinistro classe ‘98 del Cerro Porteño, nato a Misiones, in Argentina, che sulla falsa riga di Juan Iturbe ha scelto di farsi naturalizzare per giocare con l’Albirroja. Nella Bolivia mi piacciono molto Erwin Saavedra del Goiás, in prestito al Bolívar La Paz, che parte da terzino destro, rapido e grintoso, ma sà ricoprire con innaturale disinvoltura ogni ruolo possibile in fascia, e soprattutto Ramiro Vaca: classe ‘99, fantasista dei The Strongest, testa calda. Insomma, è un mix che mi fà impazzire: all’ultimo Torneo Sudamericano, ad esempio, dopo aver segnato al Chile, in Chile, ha esultato dapprima baciando lo stemma della Bolivia e poi mimando una nuotata: polemica rivendicazione della «salida al mar», uno sbocco marittimo che il suo paese ha perso dopo la Guerra del Pacifico, proprio a favore del Chile. Altri nomi sparsi sono il venezuelano Yeferson Soteldo, duttile ala di proprietà del Santos, tutto da disciplinare ma dotato di un dribbling fulminante, l’ecuadoregno Jefferson Intriago, mediano della U de Quito, e infine Luis Abram del Perù: difensore centrale del ’96 piuttosto roccioso, ormai nel giro del professionismo da cinque, sei anni. Critico parecchio a Scaloni e alla mia Argentina due convocazioni mancate: Emanuel Mammana e Santiago Ascacíbar. E occhio alle prestazioni di Pulgar, davvero: le qualità di Erick le conosciamo tutti molto bene, chiaro, e la seconda parte di stagione con Mihajlović sulla panchina del Bologna è stato un divenire esponenziale. Questa Copa América per lui può essere davvero un biglietto di sola andata per una big del calcio europeo e mondiale.

Chi di loro potrebbe essere già pronto per il salto in Europa?

Tra i nomi che ho elencato direi assolutamente Cecilio Domínguez, che in quanto a talento potrebbe tranquillamente giocarsi un posto da titolare in qualche squadra da piazzamento o da parte sinistra di classifica nei primi cinque campionati europei. Insomma, tanto per intenderci: Sampdoria, Real Betis, West Ham e squadre di questo livello sarebbero potenzialmente delle ottime piazze per un giocatore con queste caratteristiche. In primis per questioni ambientali più che tecniche. Un altro nome pronto  nell’immediato potrebbe essere proprio Luis Abram, per un fattore esperienziale più che altro: qui si parla di un classe ’96 che tra i primi anni nello Sporting Cristal e gli ultimi due al Vélez ha già raccolto quasi 150 presenze ufficiali tra i professionisti. Dunque: why not?

Ti aspetti che qualche squadra meno quotata possa passare il girone, oppure niente sorprese?

Volendo analizzare nel dettaglio la composizione tecnica e qualitativa dei tre gironi di qualificazione mi vien spontaneo affermare che in questa edizione difficilmente vedremo delle outsider: tra alcune squadre permane ancora oggi un divario decisamente abissale, dettato soprattutto da problematiche di natura tattica e idiosincrasie ritmiche di non poco conto. Ieri sera mi aspettavo la vittoria del Perù sulla Bolivia al Maracanã, per esempio: in questo genere di gare, che io definisco thriller, perché può succedere di tutto, le spinte individualistiche sono in grado di cambiare l’inerzia della partita. Così è stato. Sinceramente, al contrario, non mi aspettavo che il Venezuela riuscisse a inchiodare la Seleçao sullo 0–0. Grazie al punticino di ieri, tanto per usare un eufemismo, vista e considerata la rivale, credo che la «Vinotinto» di Dudamel abbia posto un’importante ipoteca sul passaggio del turno: all’ultimo atto affronteranno la Bolivia al Mineirão, il Perù invece se la vedrà con il Brasile all’Arena Corinthians. E sono sinceramente scettico in merito a un possibile «Timão-nazo» (ride, ndr) della «Blanquirroja» agli uomini di Tite. Nel Girone B solo e solamente l’Argentina può decidere se vincere o suicidarsi, lo vedremo stasera: il Paraguay di Berizzo, per restare in tema, è una squadra molto individualista, che pur avendo un buon potenziale tecnico mantiene un rendimento calcistico bipolare e bulimico. Scaloni stasera dovrebbe puntare sul tandem composto da Messi e Lautaro, con le fasce presidiate da Pereyra e De Paul, per garantire maggior compattezza al centrocampo, appurata l’indole epicentrica di questi ultimi. Vedremo cosa accadrà. Sul Girone C, infine, c’è realisticamente poco da dire: Uruguay e Chile sono troppo forti per le due malcapitate rivali.

Solito pronostico in chiusura: chi è secondo te il favorito per la vittoria finale?

Gioco le mie fiches sull’Uruguay, la squadra maggiormente coesa in termini di gioco e mentalità.