Il centrocampista classe 1994 della Carrarese Michele Cavion, di proprietà della Juventus, si è concesso ai microfoni di FootballScouting per un’intervista esclusiva sul suo percorso di crescita, con il sogno non troppo velato di costituire un tassello importante per i bianconeri che verranno.

Che voto dai alla stagione di squadra e personale?

Sicuramente è stata una stagione molto positiva. Un 7 pieno lo merito io ma anche il resto della squadra, se non di più. Personalmente parlando, ho effettuato un salto di qualità importante a livello di prestazioni, sto maturando nonostante la giovane età e, attraverso la continuità di rendimento, sto mostrando altri passi avanti. Siamo quinti, lontani dal quarto posto che garantirebbe i playoff ma non demordiamo. Nonostante la crisi societaria, non vogliamo smettere di sorprendere.

A proposito della società, cosa ha portato la squadra al raggiungimento di una classifica sorprendente?

Quando abbiamo saputo del fallimento della società, abbiamo fatto ancor più gruppo. Abbiamo raggiunto un’alchimia di squadra ed un’unità d’intenti che non ho mai visto altrove. Dobbiamo concludere il campionato in maniera positiva, poi a giugno si vedrà. Il destino è segnato ma noi giocatori non molliamo. Stiamo sorprendendo, è vero, ma non potevamo arrenderci.

Prodotto delle giovanili del Vicenza, sei passato alla Juventus. Poi Reggiana, FeralpiSalò e Carrarese: cosa ti ha regalato ogni singola esperienza?

A Vicenza ci sono nato calcisticamente parlando. 9 anni bellissimi, culminati con l’esordio in Serie B con la Prima Squadra. Emozione unica, con la squadra della mia città, in cui mi piacerebbe un giorno ritornare.  Poi, d’un tratto, è arrivata la Juventus che ha prelevato il mio cartellino dal Vicenza e mi ha girato in prestito alla Reggiana: qui è stato il mio primo vero anno da professionista, in cui ho trovato una continuità di spazio importante in una piazza calda. L’anno scorso c’è stata la FeralpiSalò, piazza tranquilla ma che, per poco, non ha festeggiato i playoff. Tutte le esperienze sono state per me costruttive, sia calcisticamente che umanamente. 

Il cartellino è della Juventus: cosa ti manca per poter tornarci? Meglio un anno di Serie B?

Secondo me sì. Non ho avuto ancora offerte concrete ma mi auguro di poter giocare in Serie B il prossimo anno. L’obiettivo per ora è finire l’anno in maniera positiva, confermando il trend stagionale. In estate discuteremo con la Juventus per trovare la soluzione migliore. È ovvio che mi piacerebbe giocarci ma sono conscio di non essere ancora pronto per certi livelli. 

Tra i giocatori bianconeri, magari anche della Primavera, con chi hai più legato?

Sicuramente Magnusson, ora al Cesena. Ci sentiamo spesso, ci siamo rincontrati nel pre-campionato a Vinovo. In generale ho un ottimo rapporto con altri miei ex compagni. Spero un giorno di ritrovarci tutti alla Juventus, ma dovremo sicuramente meritarcelo.

Chi è il tuo idolo e/o modello?

Sinceramente non non un modello specifico però alcuni dei punti di riferimento sono Del Piero, Nedved e Marchisio, tre campioni sia in campo ma anche dal lato umano. Vedere giocatori come Marchisio così vicino ma, al contempo, lontano da me, mi spinge a migliorare e lavorare giorno dopo giorno, con l’obiettivo di dimostrare a tutti il mio valore.

Ultima domanda, la Juventus ha adottato una nuova strategia in sede di mercato, cercando di bloccare giovani talenti, il Milan ha lanciato Donnarumma e Romagnoli ma sembrano solo fatti estemporanei, perché in Italia si dà poco spazio ai giovani?

È una domanda molto articolata e non è facile dare una risposta secca: mi piacerebbe che in Italia si prendesse spunto dal calcio inglese, soprattutto per il fatto di avere squadre B. Con ciò, i giocatori nell’orbita delle squadre più forti potrebbero crescere prendendo spunto dalla prima squadra. Il rischio è che, come già accaduto in passato, molti giocatori si perdano per strada. Non solo in Premier, ma anche in Bundesliga e in Spagna, ad esempio, i giovani vengono lanciati con meno pressione. Ecco, manca anche un pizzico di coraggio alle squadre italiane. Però, è anche vero che, questo coraggio bisogna meritarselo. E io sto lavorando affinché possa ottenere la mia chance in un futuro, breve o lontano che sia.