In uno “Santiago Bernabeu” straripante di tifosi “blancos”, chissà quanti di loro al 58’minuto avranno pensato: “Proprio tu Alvaro?”.

L’attaccante juventino può definirsi vero protagonista di entrambe le semifinali in cui ha messo a segno due goal e contribuito in maniera importante all’eliminazione del Real Madrid. La vicenda di Morata è comune a molti talenti che, non trovando spazio nel loro club di appartenenza per via della concorrenza di grandi campioni, sono costretti a cambiare club in cerca di fortuna. È noto a tutti che la trattativa con cui la Juventus ha portato a casa il talento spagnolo sia stata caratterizzata dalla presenza di quella che è stata definita “clausola de recompra“, ovvero la possibilità da parte del club originariamente titolare del cartellino di avere un diritto di riacquisto sul giocatore.

Molti quotidiani però hanno ipotizzato che il Real Madrid avrebbe inserito volentieri anche la così detta “clausola del miedo” o della “paura”, con cui si porrebbe il divieto al club neo-titolare del cartellino di schierare il giocatore contro il suo precedente club. Le norme FIFA, dopo il precedente dello scorso anno relativo al “caso Courtois”, hanno imposto un divieto assoluto relativo all’apposizione di clausole di questo genere, ma è curioso pensare come club che talvolta hanno lasciato andare via con eccessiva superficialità talenti cresciuti in casa, abbiano poi il timore di vederseli giocare contro (e considerando il caso Morata i timori sarebbero più che fondati). La stessa Juventus però vanta precedenti simili a quello di Morata. Pensiamo a Simone Zaza o a Manolo Gabbiadini, talenti acquistati giovanissimi, ceduti in prestito o a titolo definitivo, e poi autori di pregevoli goal proprio contro il club bianconero. Possiamo ricordare anche il caso di Sebastian Giovinco, il cui cartellino fu venduto al Parma in comproprietà per 3 milioni e riacquistato a 11 milioni. La “Formica Atomica” tuttavia, talento cresciuto nelle giovanili bianconere con Marchisio e De Ceglie, non è mai riuscita a consacrarsi come avrebbe meritato, anche a causa forse delle elevate aspettative della tifoseria e dei media che lo ponevano come erede di Del Piero, una responsabilità che solo un top player come Tevez ha dimostrato di saper gestire strepitosamente.