di Matteo Pifferi e Francesco Guarnaccia

La redazione di Football Scouting ha intervistato in esclusiva Fausto Dametti, attaccante classe ’94 ex Bari Primavera, attualmente impegnato con il Ferrandina ma anche extra-campo.

La stagione con il Ferrandina è iniziata bene con 6 risultati positivi su 7 partite: qual è il vostro obiettivo stagionale?

È vero però poteva anche andare meglio… Sappiamo della forza del nostro gruppo e lo abbiamo dimostrato anche domenica surclassando notevolmente la capolista fino a quel momento imbattuta con 6 vittorie su 6.. Dobbiamo ripartire dagli errori fatti e giocare con tutta l’umiltà che ci ha sempre contraddistinti.. Perché il nostro obiettivo è arrivare quanto più in alto possibile sperando nei playoff e sapendo di potercela giocare con tutti.

Ed il tuo invece? Sei già a 5 gol…

In realtà sono 8 considerando anche la coppa. Però il mio obiettivo è fare almeno dai 15 ai 20 gol in campionato. Anche perché so di poter contare su un gruppo che riesce a farmi trovare molto spesso davanti la porta… Però la cosa più importante non sono tanto i miei gol quanto più i risultati positivi della squadra.

Come hai vissuto lo scotto della retrocessione lo scorso anno?

L’anno scorso è stato un anno travagliato un po’ per tutti. Non tanto per me che ho fatto comunque la mia parte con i gol. Le vere problematiche sono sorte a gennaio quando ci siamo trovati di fronte a una situazione insostenibile per la categoria affrontata… Troppi problemi economici, pochi aiuti dalla precedente amministrazione comunale che non riusciva ad offrirci nemmeno un campo degno per poter giocare. Insomma,  non è stata positiva la retrocessione ma ci ha permesso di ripartire quest’anno da capo e cercare di fare qualcosa degno di nota e meritevole per la maglia che indossiamo.

Tu hai un trascorso nelle giovanili del Bari: quali sensazioni ti sono rimaste di quegli anni? Hai qualche rimpianto?

Posso dire che ho fatto quello che tanti ragazzi sognano di fare. Giocare campionati nazionali, vivere da professionisti, essere temuti dai vari allenatori nazionali per l’innumerevole numero di gol fatti è sicuramente una bellissima sensazione. Certo, questo non vuol dire che non ci sono rimpianti: arrivare lì ad un passo dove tutti sognano di arrivare e lasciare tutto non è facile. Posso rimproverare me stesso perché avevo la possibilità già prima dei 18 anni di andare a giocare in una squadra di serie c che aveva già effettuato la sua richiesta d’acquisto al Bari però, per motivi di studio, ho deciso di finire la scuola nel mio paese. Di contro posso affermare di non essere stato seguito da un procuratore forte che mi avrebbe permesso di avanzare verso categorie più alte.

In estate hai avuto qualche offerta da categorie più alte?

Sì, ho avuto le maggiori offerte da squadre di eccellenza tra cui Pomarico, Sporting Matera e Tolve, soprattutto quest’ultima. La tentazione di andare era molta in quanto la richiesta era allettante per me anche per dare una mano alla mia famiglia.  Hanno prevalso però in me la voglia di continuare a far parte della famiglia Ferrandina Calcio e di rispondere sul campo alle critiche della passata stagione dopo la retrocessione. Delle richieste superiori all’Eccellenza, quindi serie D, già avevo preventivato di non tenerle in considerazione perché sarebbero state una barriera al continuo dei miei studi.

Oltre ad essere un calciatore sei, infatti, anche uno studente universitario. Stai già pensando ad un futuro fuori dal mondo del pallone?

Adesso per me il calcio è più che altro un divertimento. Il mio amore per questo sport non potrà mai terminare e continuerò a giocare finché il corpo non mi metterà un freno. La mia maturità è stata prendere la decisione più importante della mia vita ed intraprendere il bivio della scuola anziché dello sport. Obiettivo? Concludere gli studi in economia e commercio. E dirò di più: il mio sogno è di lavorare in banca.

Cosa ne pensi della situazione complicata del calcio giovanile in Italia? Quale potrebbe essere la soluzione?

Provo rabbia a dirlo ma il calcio, ad oggi, è diventato il mondo del business e dei procuratori: finché non cambierà questo, prevedo un futuro grigio per tutti i giovani ragazzi. Lo sbaglio più grande è quello di investire all’estero e non considerare i giovani italiani, si punta troppo sugli stranieri. Il settore giovanile deve essere formato da italiani. Alla fine, ne risentirà la Nazionale tra un paio di anni dove i nostri giovani sono costretti a farsi le ossa nelle piccole categorie altrove invece si lanciano i giovani titolari già a 16-17 anni in prima squadra.