Joseph Minala ha parlato alla Gazzetta Dello Sport descrivendo la sua stagione al Bari e la crescita personale.

Minala ha poi parlato anche della situazione di amarezza che vive per via dei problemi a far arrivare il fratello in Italia.

Minala sulla sua stagione a Bari ha dichiarato: “Non gioco da solo, i miei gol sono frutto del lavoro collettivo. Io ho sempre dato il mio contributo. Sono venuto a Bari per vivere un’esperienza importante e sono contento di come sia andata, sotto ogni punto di vista. Per la società, i compagni ed i tifosi che ho trovato. Ora so di poter competere in un campionato tosto come la B. Bari mi ha dato tanto. Ho anche scoperto un ruolo che non avevo mai fatto, centrocampista a tutto campo. Prima avevo giocato solo da trequartista. Ma ho da migliorare, soprattutto in fase di non possesso. A volte l’eccesso di foga mi ha indotto all’errore. Come nell’episodio dell’espulsione con il Bologna. Sapevo che il mister mi avrebbe fatto entrare nella ripresa. Voleva che fossi determinante, ho rimediato due gialli in pochi minuti. Mi spiace, quella partita dovevamo vincerla. Potevo fare qualcosa di più. Per la mia età e per come gioco, posso offrire un rendimento migliore. Avremmo voluto far meglio. Purtroppo le cose non sono andate come speravamo. Forse ci ha tarpato le ali la sconfitta immeritata, subita all’andata a Brescia, dopo le due vittorie di fila con Cittadella e Latina. Ma nel calcio succedono cose che non ti spieghi. Prendete la Lazio? Sembra miracolata dalla scorsa stagione”.

Dopo i suoi commenti calcistici è arrivato lo sfogo per la situazione del fratello: “Da tre mesi, con l’aiuto della società, sto cercando di farmi raggiungere dal mio fratellino. Ma quando fai le cose in regola, tutto è più difficile. Siamo ancora in attesa di una risposta dall’ambasciata italiana in Camerun. A questo punto, ho perso ogni speranza. Evidentemente, è più facile venire in Italia con la nave. Mi viene da piangere quando vedo in tv le drammatiche immagini degli immigrati in mare . Partono dal proprio paese, rischiano la pelle inseguendo la speranza di una nuova vita in un’altra terra. Mi fanno rabbia, però, non li capisco quando si lasciano andare, se non trovano subito la strada giusta, un lavoro. Ma ci sono anche quelli che non arrivano mai. L’Italia si sta muovendo molto sul piano umanitario. Non so cosa possa fare, in quanto ad accordi internazionali, per evitare che si ripetano certe tragedie. Faccio il calciatore, non il politico. Ma qualcosa va fatta, e presto”.