Giornate concitate per il Twente, società storica dell’Eredivisie olandese. Come se non bastasse la complicata posizione in classifica, ieri è arrivata la notizia delle sanzioni federali che pendono sul club: sospensione dalle coppe europee per tre anni, una multa di 45.250 euro e la sospensione condizionale della revoca della licenza, indispensabile per l’iscrizione al campionato olandese. L’illecito in questione è questo: il legame, stabile da anni, tra il club dei Tukkers con il fondo di investimenti Doyen Sports Group, che finanziava l’acquisto di giocatori mantenendo una percentuale dei ricavi sulla loro futura cessione.

Come riporta il sito d’informazione olandese FC Update, nelle intenzioni della KNVB (la Federcalcio oranje) la minaccia della sanzione, in particolare quella relativa alla revoca della licenza, dovrebbe portare la società di Enschede a collaborare in un’indagine indipendente per chiarire le responsabilità all’interno della struttura amministrativa del club.

Ne segue allora che sotto accusa è il modo di operare proprio dei fondi di investimento nel mondo del calcio? Vedremo come procederà la vicenda, che fin dai primi mesi del 2016 dovrebbe avere nuovi sviluppi.

Quanto accaduto al Twente riporta in prima pagina un tema complicato, che spesso nel calcio europeo coinvolge il gruppo Doyen, ma più in generale la questione controversa relativa agli “Economic Rights”. Detenuti da fondi o da altri investitori, e da non confondere con i diritti sportivi spettanti alle società, quelli economici consentono di ricevere una partecipazione in percentuale del valore di un giocatore incamerato dal club cedente. Le forme di acquisizione dei diritti economici sono molte, ma il modello Doyen Sports è forse il più conosciuto e diffuso in Europa.

Nell’ultimo anno anche la Fifa ha colto il problema. Oltre che l’influenza dell’investitore nelle politiche di tesseramento e di trasferimento del club, dal primo maggio 2015 il Regolamento Fifa proibisce anche le operazioni cosiddette Third Party Ownership e le Third Party Investment. Le prime sono quel tipo di reclutamento a dir il vero molto diffuso soprattutto in Sud America, in cui l’intermediario, l’agente o la famiglia, fa un’operazione “di rischio” scommettendo sul successo del giocatore. Le seconde sono la loro evoluzione: i fondi concedono finanziamenti ai club per l’acquisto di un giocatore, in cambio di una percentuale sul trasferimento futuro.

Come vanno le cose in Italia? Ha fatto notizia quest’estate la foto tra Adriano Galliani e Nelio Lucas, ceo della Doyen Sports. Semplice collaborazione sul mercato o cos’altro? Sembrerebbe la prima, ma va registrata comunque la novità di un club italiano così vicino a Doyen, a differenza di altri Paesi (come Spagna e Portogallo) in cui la pratica è diffusa da anni e con nomi conosciuti, uno su tutti Kondogbia.

Cosa riserverà il futuro per le politiche di investimento di questi fondi? La domanda è d’obbligo e rimane un’incognita alla luce delle modifiche del Regolamento Fifa del maggio scorso.

Seguiremo gli sviluppi.