Pescare in provincia dovrebbe esser la prassi per i grandi club, diventare polo d’attrazione per i giovani talenti del circondario è missione di ogni responsabile del settore giovanile, ma spesso tutto questo non avviene. Le scarse risorse, la rete di scouting insufficiente, la concorrenza estera e tanti altri fattori non agevolano il lavoro dei club professionistici, che tentennano molto prima di accaparrarsi i giovani svezzati dalle scuole calcio dell’hinterland.
Nella zona di Reggio Emilia si è messo in mostra tra i coetaneai classe 2002 un attaccante del GS Boca Barco Alpiplast , si chiama Diallo Amad Traorè, che vanta due reti in un torneo natalizio locale e tante prestazioni interessanti.
I rumors lo avvicinano ai settori giovanili di alcuni top club (Empoli, Fiorentina, Juve, Roma ) ma c’è un dirigente italiano che lo conosce meglio di tanti altri: Rino D’Agnelli, ex caposcout della Reggiana, attualmente responsabile dello Scouting e a guida degli osservatori del Locarno (Svizzera)
Traore ha fatto scomodare alcune big del calcio italiano, quali sono le sue caratteristiche peculiari?
“È un giovane molto interessante, attualmente può ricoprire tutti i ruoli del fronte di attacco, dotato di grande tecnica individuale, calcia con la stessa potenza e precisione indistintamente sia con il destro sia col sinistro. Ma la cosa che mi ha fatto capire subito che stavo osservando un top e’ la facilita’ e la rapidità con cui compie il gesto tecnico: segno di una dote innata che solo un talento può avere. Bisogna per onestà dire che stiamo parlando sempre di un 2002 e quindi di un investimento a medio e lungo termine. Ad oggi, comunque, Traore’ e’ uno dei 2002 più forti d’Italia”
Quando hai raccolto le prime notizie su di lui?
“Me lo ha segnalato uno dei miei osservatori della zona già alla fine dello scorso anno L’ho visto giocare in uno spezzone di una partita di allenamento: mi è bastato vedere 20 minuti di partitella per capire che avevo davanti un grande prospetto. Non potendolo portare, per ovvi motivi a Locarno, l’ho subito segnalato ad un paio di club di Serie A per evitare che vada all’estero”
Temporeggiando troppo di rischia di far emigrare all’estero questi talenti così precoci?
“Assolutamente sì , ad oggi di talenti ne abbiamo talmente pochi in Italia (anche se Traorè e’ Ivoriano) che bisogna essere più veloci e più presenti sul mercato per scovare e valorizzare quelli con più prospettiva, non sempre, come in questo caso i top club sono efficaci”
In Svizzera c’è molta attenzione al mercato dei giovani, che vengono fatti crescere nelle formazioni B. Pensi sia un modello esportabile in Italia?
“Direi di sì, ma dato che in Italia siamo fondamentalmente dei romantici , o meglio dei conservatori e non siamo molto inclini ai cambiamenti , si potrebbe partire con un una sorta di giusto mix. La Svizzera sulla formazione del giovane calciatore ha fatto passi da gigante: può contare su investimenti importanti della Federazione, strutture all’avanguardia, centri di raggruppamento federali dislocati in tutta la nazione e soprattutto una mentalità orientata prima alla crescita del giovane e solo in seconda battuta al risultato sportivo. Non come succede in Italia che si dice così, per fare la solita retorica , poi si fa sempre il contrario. In questi giorni devo però anche constatare un importante segnale, che ci fa ben sperare: la Federazione si è svegliata dal torpore e ha finalmente accolto i ripetuti solleciti indicendo il primo corso per aspiranti osservatori, un modo per riconoscere e qualificare questo importante ruolo. Sono da migliorare certamente le modalità e i contenuti, ma è importante iniziare”



















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