L’essenza del calcio deve essere il divertimento, la gioia nel tirare calci ad un pallone, rispettando sempre l’avversario e chi si trova sia all’interno del rettangolo di gioco sia chi si trova al di fuori di esso. Quando tutto ciò però viene a mancare e ad essi subentra la violenza, non si parla più di calcio ma di qualcosa e di qualcuno che non dovrebbe mai appartenere al mondo del pallone. Se poi carnefice e vittima di questi gesti sono dei ragazzini di 15 anni il disgusto e l’amarezza sono doppi.

Il fatto che vi stiamo raccontando è accaduto la mattina del 17 gennaio a Montelupo Fiorentino, una cittadina di circa 14 000 abitanti in provincia di Firenze. Allo stadio Castellani si stava disputando una partita del campionato allievi élite tra i padroni di casa, in maglia amaranto, del Montelupo ed il Cascina, una partita assai importante vista la precaria condizione di classifica di entrambe le squadre (penultimo il Montelupo, 13° il Cascina). Al termine della partita, vinta dai padroni di casa per 3-2, l’attaccante degli amaranto è stato letteralmente aggredito da un avversario che, nel parcheggio dell’impianto sportivo, gli ha rifilato una testata in pieno volto. Il 15enne del Montelupo, feritosi gravemente e avendo il volto ricoperto di sangue, è stato subito soccorso dai genitori e dallo staff medico della propria squadra, il quale gli ha applicato una borsa di ghiaccio sul naso ferito e condotto il ragazzo negli spogliatoi. Mentre veniva prestato soccorso al giocatore, uno spettatore decideva di chiamare le forze dell’ordine, fatto che ha portato i dirigenti del Cascina a caricare i ragazzi sul pulmino della squadra, allontanandosi dalla zona incriminata e costringendo così i presenti a chiamare nuovamente i carabinieri per bloccare un intervento diventato ormai inutile. Il ragazzo infortunato è stato poi accompagnato dai genitori all’ospedale di Viareggio dove la famiglia risiede e dove tutt’ora è ricoverato per una frattura al setto nasale. I genitori stessi del ragazzo nella mattinata di ieri intanto non hanno voluto chiudere il caso e, insieme ai dirigenti del Montelupo, si sono recati in caserma per sporgere denuncia.

Leggendo poi le dichiarazioni rilasciate dal direttore generale degli amaranto, Marco Camerlinghi, e dal presidente del Cascina, Pietro Patrone, siamo testimoni del solito scaricabarile tra le due società.

“Il nostro ragazzo dice Camerlinghi è entrato nella ripresa. Gioca in attacco, è arrivato da pochi giorni in prestito dal Livorno. Ieri ha segnato il 3-2 finale con cui abbiamo vinto la partita, ma dopo il gol ha esultatato in maniera tranquilla, senza offendere nè prendere in giro nessuno. Anzi, si è limitato a correre verso la rete di recinzione per festeggiare con il babbo”. Camerlinghi poi ammette di non voler drammatizzare all’eccesso la situazione, ma quanto accaduto la scorsa domenica avrebbe potuto scatenare una rissa tra genitori con conseguenze ben peggiori.

 “Un episodio brutto. Per evitare il peggio abbiamo fatto salire il nostro calciatore sul furgone e ci siamo allontanati appena possibile” dichiara il presidente Patrone. “Il nostro tesserato ha avuto un comportamento imperdonabile, è stato messo fuori rosa. Devo dire però che il ragazzo del Montelupo lo aspettava sul cancello dello stadio, tra i due c’era stato un diverbio durante la partita”.

Per ora il Cascina ha inviato una mail di scuse alla dirigenza del Montelupo, ma sicuramente sentiremo ancora parlare di questa vicenda nelle prossime settimane. Al ragazzo aggredito spetteranno diversi giorni di convalescenza mentre all’aggressore non poche giornate di squalifica. Quello che si spera è che finalmente si riesca a far luce pienamente sul fatto senza che entrambe le dirigenze condannino il gesto salvo poi scaricare pienamente la colpa sull’avversario. Come in altri aspetti ed ambiti del nostro Paese anche il calcio giovanile avrebbe bisogno di regole più ferree e maggior rispetto di esse da parte dei giocatori. In questo caso devono avere un ruolo di primo piano i genitori, che a volte sembrano più degli hooligans, di questi baby calciatori. Ciò che serve per rendere migliore il calcio è una maggiore collaborazione tra la figura genitoriale e gli allenatori di questi ragazzi, i quali, più che essere aiutati a diventare campioni, devono prima di tutto diventare persone rispettose del prossimo e di ciò che li circonda.