La redazione di FootballScouting è orgogliosa di presentare la nuova rubrica “Scaglie di Grana”, scritta da Giuseppe Granara, ex capitano del Cagliari Primavera che ha scelto di approdare negli States per costruire un piano B tra studio e calcio grazie ad una borsa di studio che lo ha portato alla Robert University di Tulsa in Oklahoma.

Oggi presentiamo la decima puntata, in cui Giuseppe ci racconta degli usi e costumi degli Stati Uniti.


Come ogni cultura, noi italiani abbiamo i nostri tratti distintivi: pasta e pizza, il gesticolare, la mano a peretta, vestirsi bene, Jovanotti… ma ci sono anche alcune cose che per noi son molto meno iconiche e che qua invece sono rivoluzionarie.

Baciarsi quando ci si saluta è una di queste.

Salutarsi con due baci sulla guancia è un gesto normale, specialmente tra un ragazzo e una ragazza amici fra loro. Non qua.

La prima settimana ovviamente non conoscevo nessuno, e la squadra è stata fondamentale: mi hanno coccolato da subito, mi hanno presentato le loro ragazze e i loro amici, e alcuni di loro son diventati pure amici miei, non semplici conoscenti.

E quindi la seconda volta che ho incontrato gli amici di Mark mi son fermato a salutarli: hand-shakes coi ragazzi, due baci sulle guance a Lindy, fidanzata di Mark. Ho rischiato il patatrac diplomatico. Lei sbianca ma si mette a ridere, mentre i ragazzi si incazzano tutti.

Tutti tranne Mark, che è uno intelligente ed è soprattutto ragazzo di mondo. Ridendo, mi spiega che i baci sulla guancia si danno solo alle proprie fidanzate, e per le amiche ci si limita ad un casto abbraccio. Mi dà una pacca sulla spalla e mi danno entrambi il permesso di salutarli come mi pare e piace, “you’re Italian, if you do that it seems cool”.

Dopo aver avuto i brividi per il rischio di essere menato da cinque ragazzoni di colore, me ne son tornato in camera.

AVVENTURA

Ed ecco il secondo brivido, stavolta di freddo: l’aria condizionata.

L’aria condizionata, AC per gli amici, è considerata la soluzione per tutti i mali, l’elisir per l’eterna giovinezza e lucidità, quando in realtà è l’esatto contrario: in agosto, lo sbalzo di temperatura tra dentro e fuori era circa 15-18 gradi: si passava dai 32-33 gradi della torrida Tulsa estiva, ai 15 all’interno dei dormitori. Nonostante mi sia comprato un piumone il 7 agosto (e questo vi fa capire la distorsione mentale), ho fatto una settimana di tosse e mal di gola proprio a cavallo di ferragosto.

Non capisco il senso di morire dal caldo fuori e tremare dal freddo dentro. Penso che sia un mistero troppo grande pure per Roberto Giacobbo e Alberto Angela, comunque.

CIBO

Un’altra passione degli americani è mangiar fuori, e non perché i ristoranti siano particolarmente buoni, ma di cucinare proprio non se ne parla. Vi ricordate la scena di “Quo vado”, quando Checco Zalone cui smonta l’insegna a un ristorante “italiano” in Norvegia? Beh qua bisognerebbe fare lo stesso. Totale mancanza di cultura culinaria.

Nella mensa scolastica ho visto le più assurde cose che un uomo può vedere. Gli americani amano i piatti composti: pollo, mac & cheese, e cheesecake, tutto insieme nello stesso piatto, con l’olio del pollo che scivola sul cioccolato della torta che fluttua verso il formaggio della pasta, ovviamente scotta.

I ristoranti possono essere un’esperienza traumatica: ti siedi, arriva il cameriere o la cameriera. “Hi my name is Johnny Banana and I’m gonna serve you tonight”. E ti porta l’acqua, ovviamente col ghiaccio anche se fuori ci sono i pinguini col parka.

Poi passa a prendere le ordinazioni, le porta, e passa periodicamente ogni 3-5 minuti a controllare che tutto sia a posto. Bellissimo servizio, ma se non ci si abitua è fastidioso.

“Do you wanna a refill?” è una frase cui farete l’abitudine. La si sente con la stessa frequenza di vostra nonna che vi dice “ne vuoi ancora un po’?” nonostante abbia già mangiato sei fette di pasta al forno e sia in procinto di partorire.

Ma per l’amore del cielo, non dimenticate la mancia.

10-20 % circa del totale, ma solo nei locali col servizio al tavolo. Se ve ne scordate, preparatevi a subire le peggiori maledizioni.

Una volta eravamo in centro nel classico ristorante americano: panini enormi carichi di tutto, circa un manzo per piatto. Conto, separato per ognuno, sulla quindicina di dollari a testa. Io lascio 18$, qualcuno lascia 20$, ma insomma siamo là. Il mio compagno di stanza però non sa della mancia, e paga esattamente il dovuto di 14,29$. Usciamo dal locale e aspettiamo un nostro amico che era andato un attimo in bagno.

Quando ci raggiunge sta ridendo alle lacrime: uscendo dalla toilette ha visto la cameriera che ritirava gli scontrini, e quando lei ha visto lo scontrino senza mancia, a iniziato a sbraitare cose intraducibili, che posso sintetizzarvi come “figlio di buona donna spero che ti prendano a calci il fondoschiena fino a che non perdi conoscenza”. Super carina durante il servizio, una iena assatanata se mancano due dollari.

Ci sono tante differenze culturali, non basterebbero venti pagine per elencarle tutte.

C’è una costante però: se sei italiano te le perdonano.

Italians do it better.