La mancata qualificazione ai Mondiali di Russia da parte della Nazionale Italiana è ormai un dato storico. Probabilmente il punto più basso della storia recente del calcio italiano. Il modo in cui è maturata è noto a tutti, le cause sono tante, le responsabilità forse anche di più.

ANALISI CRISI NAZIONALE ITALIANA

Dopo il triplice fischio di Italia-Svezia, tifosi e addetti ai lavori hanno chiesto le teste di Ventura e Tavecchio, al fine di evitare una delle tristi prassi italiane, per cui chi sbaglia raramente paga. Ventura non sarà più c.t. della Nazionale Italianae, anche se per arrivare a ciò è stato necessario l’esonero. Tavecchio, dal canto suo, resiste, per ora, al vertice della Federazione. Forse, ora, però, il problema è un altro: indipendentemente dai nomi, è doveroso ripartire. Evitare di dare sfogo ad un’altra prassi tipicamente italiana: disperarsi quando accadono i disastri e non far nulla per evitarne di uguali in futuro. Ripartire, insomma, è la parola d’ordine e va fatto dalle basi, dalla struttura. Non ci sono Nazionali eterne, tutte, prima o poi, subiscono battute d’arresto, vivono crisi più o meno lunghe. La differenza sta tutta nel riemergere dal fondo.

TUTTO DA RIFARE

Anche i giocatori non sono eterni, per quanto possano essere simbolo di uno sport. Le lacrime di Buffon hanno sancito, purtroppo nel modo peggiore per un calciatore, la fine di un’era calcistica, quella ancora agganciata al vittorioso Mondiale tedesco del 2006. Da oggi, anche i pilastri della Nazionale Italiana dovranno essere altri, la rifondazione dovrà passare anche dal campo. Ma non dovrà finire sul campo e neppure basterà cambiare allenatore per poter dire che si è cambiato qualcosa. Perché, come ha insegnato un grande ciclista e soprattutto un grande uomo come Gino Bartali, quando “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.

CONFRONTI

Il rinnovamento deve essere sistematico e l’Italia ha validi modelli cui guardare: dall’Inghilterra, alla Spagna, ma soprattutto alla Germania. Se agli spagnoli, reduci da una significativa rifondazione, è bastato un nuovo c.t. e la voglia dei maggiori club iberici di puntare sui giovani talenti spagnoli, l’Inghilterra ha puntato su un rinnovamento tecnico, basato su un nuovo modo di giocare (e di allenare) nel calcio, dando la preminenza al possesso palla, al gioco manovrato e lasciando in un settore marginale la fisicità e l’agonismo estremo, caratteri tipici della scuola britannica. La rivoluzione maggiore, però, ha visto come protagonista la Germania, che ha deciso di investire in modo serio e mirato sulle strutture federali dopo gli anni cupi di inizio millennio. La Federazione tedesca ha costruito centinaia di centri regionali per garantire ai giovani calciatori tedeschi una crescita dal punto di vista atletico, tecnico, tattico e mentale omogenea. I risultati sono visibili agli occhi di tutti e il Mondiale vinto in Brasile è la conseguenza più lampante di quest’opera di ricostruzione.

NUOVO PROGRAMMA

In Italia, oltre alle novità indubbiamente già introdotte negli anni passati, si deve dunque dare seguito a un programma serio volto a garantire un costante ricambio generazionale all’interno della Nazionale Italiana, cosa che, dopo Germania 2006, non sembra essere accaduta. Per fare questo servirà, inevitabilmente, il sostegno dei club, sempre poco propensi a sacrificarsi in parte per la causa azzurra. Un passaggio fondamentale sarà la riforma dei campionati, ma non potrà essere il solo. Ad esempio sembra imminente l’introduzione nei campionati minori delle “squadre B” dei team di massima serie, cosa già applicata in Spagna e in Germania. Oltre agli aspetti organizzativi e strutturali, bisogna anche rifondare l’elemento “mentale”.

ITALIA NUOVA

La maglia della Nazionale Italiana, infatti, sembra aver perso fascino fra giocatori, club e pure tifosi. Spesso i club vedono nelle Nazionali dei “rivali”, perché sottraggono tempo e uomini (con il rischio di infortuni). Anche i giocatori, poi, finiscono, a volte, per giocare con meno intensità e grinta, soprattutto nelle, purtroppo tante, partite interlocutorie della Nazionale, quelle cioè che contano poco o nulla. I seguaci calcistici, dal canto loro, preferirebbero veder giocare i loro club piuttosto che sorbirsi due settimane di pausa per la Nazionale. I colori azzurri devono dunque recuperare quell’aspetto catalizzatore e centro di aggregazione che hanno avuto per lungo tempo, per evitare che “il grido Italia, Italia” non si senta più neanche durante le partite.